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Mes, polemiche politiche e rischi da evitare

Collegare il negoziato al completamento dell'Unione bancaria per non finire nell'angolo

Stefano Micossi 20/11/2019

Mes, polemiche politiche e rischi da evitare Mes, polemiche politiche e rischi da evitare La violenta polemica esplosa nel governo e in parlamento sul nuovo Trattato sul Meccanismo europeo di stabilità (MES) risponde in parte notevole alle solite esigenze di differenziazione tra i partiti in una fase politica a dir poco convulsa, ma non tutto il male viene per nuocere, proprio mentre il ministro tedesco delle finanze Sholz rilancia il negoziato sul completamento dell’unione bancaria. In realtà, a me sembra che il governo italiano farebbe bene a bloccare la riforma del MES, sulla quale pure un compromesso era stato raggiunto all’Eurogruppo, perché essa sposta l’equilibrio delle decisioni sui programmi di assistenza finanziaria riducendo il ruolo della Commissione e aumentando quello dei paesi creditori. Inoltre, nonostante l’ambiguità delle formulazioni testuali del nuovo statuto, resta il rischio che il nuovo sistema indurisca le condizioni di sostenibilità del debito pubblico che debbono essere soddisfatte per ottenere l’assistenza del MES, col risultato di rendere concreta la possibilità di una richiesta di ristrutturazione preventiva del debito sovrano. In tale contesto, la nuova linea di credito precauzionale offerta ai paesi membri è un contentino irrilevante, nel momento in cui essa è disponibile in pratica per quei paesi che … non ne abbiano bisogno (essendo già in linea coi requisiti del Patto di Stabilità).
 
Esiste poi una ragione più ampia per rinviare le decisioni (che non possono essere prese senza l’Italia). Il quadro negoziale nel quale si muovono sia la riforma del MES, sia le nuove proposte di Sholz per l’Unione bancaria è quello definito nel 2018 dal documento franco-tedesco cd. di Meseberg – a sua volta il prodotto del famoso documento congiunto degli economisti francesi e tedeschi pubblicato nel gennaio del 2018 dal sito del CEPR VoxEu. Il problema con quel documento è che esso si fonda sulla premessa fondamentale secondo cui tra le misure di riduzione dei rischi per i paesi creditori vi debbano essere sia la possibilità di ristrutturazione preventiva del debito sovrano, sia la compressione regolamentare dei portafogli di debito sovrano delle banche dell’Eurozona. Che la riduzione del debito pubblico italiano e dei titoli sovrani posseduti dalle nostre banche siano necessari non si può naturalmente negare; ma occorre guardarsi da soluzioni che potrebbero accelerare la resa dei conti con gli investitori. Inoltre, continuano a mancare i temi del titolo europeo ‘sicuro’ (safe asset) e di un ruolo maggiore dell’euro nel finanziamento degli investimenti per progetti comuni (es. Green Deal). Dunque, il negoziato sul MES va legato a quello sull’Unione bancaria e più in generale a un approfondimento dell’Unione monetaria che non sia solo basato su concetti di maggior disciplina sui paesi debitori. Sarà necessario su questo sviluppare una linea negoziale che consenta di avanzare senza mettere il nostro paese in angolo.
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