Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Cdp, celebrazioni e interrogativi

Oggi la Cassa festeggia i 170 anni e deve riflettere sul proprio sviluppo futuro

Stefano Micossi 18/11/2019

Una delle sedi di Cassa Depositi e Prestiti Una delle sedi di Cassa Depositi e Prestiti Oggi la Cassa Depositi e Prestiti celebra i 170 anni dalla fondazione, alla presenza del Capo dello Stato e delle massime autorità. Sarebbe un buon momento per fare il punto sulla sua missione e le sue funzioni, ma il clima politico non è favorevole a una seria pubblica riflessione. Mi limito qui a sollevare qualche questione che sarebbe bene rivisitare. La prima questione è l'esclusione contabile della Cassa dal conto consolidato delle Amministrazioni pubbliche, realizzata con l'ingresso delle Fondazioni di origine bancaria nel suo capitale e il mutamento del suo statuto per impedire l'impiego dei suoi fondi per il sostegno di imprese decotte. Un effetto non secondario è stato l'uso del bilancio di Cassa per finte privatizzazioni, che non sono altro che partite di giro tra lo Stato e la Cassa stessa.
 
La ciliegina sulla torta è che le quote di imprese a controllo pubblico sono state scaricate sul bilancio della Cassa senza attribuire ad essa alcun potere gestionale, che è rimasto nelle mani dello Stato. Il corollario è il tentativo ogni anno, verso fine dicembre, di attribuire alla Cassa asset (immobiliari e finanziari) detenuti dal Tesoro a prezzi slegati dal mercato; il nuovo statuto e la sorveglianza di Eurostat hanno però rappresentato un freno crescente a queste pratiche, che nel passato hanno comportato perdite rilevanti per la Cassa. Il nuovo statuto ha frenato la tentazione di utilizzare la Cassa per salvataggi, anche se la pressione politica è stata continua. Peraltro, nessuno sembra ricordare l'esistenza di un "turnaround fund" di cospicuo ammontare che a certe condizioni potrebbe consentire di intervenire nel capitale di imprese in crisi.
 
La seconda questione è la capacità della Cassa, ora qualificata dalla legge come "istituzione nazionale di sviluppo", di perseguire strategie di accelerazione di crescita e investimenti. Qui la composizione del bilancio offre qualche lume interpretativo. La Cassa ha continuato a svolgere egregiamente la sua funzione di finanziamento dei Comuni e delle loro opere infrastrutturali, delle poche grandi opere che si riescono a sbloccare, e di garanzia all'export anche per i grandi importi necessari alla nostra industria cantieristica. Indubbi meriti vanno riconosciuti anche per l'attività di finanziamento alle imprese attraverso piattaforme collaborative per l'erogazione di prestiti garantiti, ad esempio resi disponibili dalla Bei.
 
Qualche dubbio solleva invece l'attività di promozione dell'investimento in equity, la quale ha garantito buoni rendimenti, ma non sembra sempre aver risposto all'obbiettivo di spingere il capitale dove altrimenti non sarebbe andato. L'assenza di qualunque analisi retrospettiva sui risultati dell'azione della Cassa verso le imprese è una lacuna che andrebbe colmata. Un grande punto interrogativo, infine, caratterizza l'adeguato sviluppo dell'enorme patrimonio immobiliare. Qui pesano i vincoli delle amministrazioni locali, ma forse anche una mancanza di visione strategica e impegno manageriale. Si tratta comunque di una grande istituzione finanziaria, che merita il più ampio sostegno perché possa continuare a rafforzare la sua azione e aiutare a mettere a frutto per la crescita del paese l'enorme massa del risparmio postale degli italiani.
TAG: cdp
Altre sull'argomento
Nuovo vigore per gli orfani dell'Iri
Nuovo vigore per gli orfani dell'Iri
Per rispondere alle crisi aziendali
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.