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Suggestione di asse italo-tedesco per l'acciaio

Ma non sarÓ facile costruire alternative ad Arcelor Mittal

Claudio Di Donato 13/11/2019

Angela Merkel e Giuseppe Conte Angela Merkel e Giuseppe Conte Si presta a più di una suggestione il colloquio tra il premier Conte e la cancelliera Merkel con riferimento all'ex Ilva. Conte e Merkel si sono ripromessi di cooperare nell'industria siderurgica per promuovere le soluzioni tecnologiche più avanzate. Ma l'ex Ilva richiede interventi urgenti se Arcelor Mittal dovesse confermare la volontà di lasciare. Conte lavora a un piano B mentre cresce il partito della nazionalizzazione. Ma è lecito che lo Stato intervenga quando il mercato fallisce? La vicenda Alitalia mostra le difficoltà a realizzare operazioni svincolate da logiche economiche. Germania e Italia sono i principali mercati dell'acciaio in Europa e guidano la classifica dei produttori continentali. Ma un asse tra Roma e Berlino sull'ex Ilva è molto complicato da immaginare e comunque difficile da realizzare senza coinvolgere la Ue. L'industria siderurgica europea è nel mezzo di una tempesta perfetta, amplificata dal rallentamento economico, guerra dei dazi, che ha dirottato i flussi cinesi in Europa, e rincari delle materie prime. Già l'anno scorso erano evidenti le criticità dell'industria europea. La produzione mondiale è aumentata del 4,6% grazie alla Cina, con un +10% e che ormai conta il 50% della produzione mondiale.
 
Per rilevare l'ex Ilva, l'Antitrust comunitario ha imposto una serie di cessioni ad Arcelor Mittal. Il leader mondiale da quasi un anno sta procedendo a tagli produttivi nel vecchio continente (solo nel 2017 tutti i siti producevano a pieno ritmo) che finora hanno risparmiato l'Italia, dove Arcelor Mittal era poco presente. Sulla siderurgia in Europa rischiamo di ripetere esperienze negative come la fine dell'industria informatica. Sostituire Arcelor Mittal sarà impresa difficile ma anche per mister Mittal abbandonare la Penisola è un’opzione complicata. Tra ipotesi di nazionalizzazione e la suggestione di cordate italo-tedesche, il futuro dell'ex Ilva richiede di sciogliere tre nodi: lo scudo giuridico, l'automazione dell'altoforno imposta dal Tribunale di Taranto e l'aumento di produzione a 6 milioni di tonnellate, conditio sine qua non per il futuro dello stabilimento e forse dell'intero settore nazionale.
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