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Draghi e' stato un grande banchiere centrale...

... ma le banche centrali non possono salvare il mondo

Francesco Grillo 31/10/2019

Christine Lagarde e Mario Draghi Christine Lagarde e Mario Draghi Mario Draghi è, da tempo, Super Mario: una specie di supereroe che, da solo, ha salvato l'Euro e l'Italia. E non c'è dubbio che sia stato un ottimo banchiere centrale, un civil servant che ha fatto benissimo il proprio lavoro: per riuscirci, come spesso succede ai servitori dello Stato (o in questo caso di quel super Stato, pieno di contraddizioni, che è l'Unione), ha dovuto, ad un certo punto, occupare uno spazio che non era il proprio, che era di politici indecisi a tutto. E' grazie a Draghi che abbiamo evitato di cadere nel buco nero che ci avrebbe lasciato il fallimento di alcune grandi banche e di qualche Stato, che continuano ad essere valutati poco più affidabili di "obbligazioni spazzatura". E tuttavia, per capire la portata della sfida che dobbiamo affrontare, è fondamentale comprendere che le politiche monetarie estreme che la Bce e le altre Banche Centrali hanno adottato negli ultimi 10 anni hanno almeno tre effetti collaterali. Innanzitutto, il doping del Quantitative Easing produce "azzardo morale" e riduce l'urgenza di tagliare le inefficienze di Stati ancora obesi o non equilibrati: di questo è esempio chiaro l'Italia, che ha sprecato la grande occasione di affrontare i problemi di lungo periodo - scarso investimento in educazione, soprattutto - che ci inchioda al declino.
 
In secondo luogo, ritrovarsi in una situazione - anomala ma diventata strutturale - nella quale i creditori pagano i debitori per farsi finanziare, significa far perdere a mercati e banche la capacità di valutare il rischio: esattamente ciò che aveva prodotto la grande crisi del 2007. In terzo luogo, se ci fosse una nuova grande crisi non avremmo più antibiotici da usare perché li abbiamo usati tutti. Draghi ha ragione soprattutto quando ammette con intelligenza che "stiamo navigando in acque mai mappate prima". Per riuscire a traghettare l'economia italiana ed europea oltre la tempesta, i banchieri, anche quelli bravi (e ne sono rimasti davvero pochi), da soli, non bastano. La transizione nel ventunesimo secolo avrà bisogno non solo e non tanto di economisti, ma di leader capaci di coinvolgere un numero sufficiente di cittadini che decidano di cambiare comportamenti e abitudini. Ed è proprio per essere consapevole di questi limiti che Draghi non accetterà di fare il Presidente del Consiglio di un Paese i cui problemi non possono essere risolti con la bacchetta di un prestigiatore.
TAG: bcedraghi
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