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Le fibrillazioni sulla manovra

Ma non cambia l'impianto comunicato dal governo all'Unione europea

Sergio De Nardis 31/10/2019

Matteo Renzi. Sullo sfondo, Roberto Gualtieri Matteo Renzi. Sullo sfondo, Roberto Gualtieri Nonostante le fibrillazioni, accresciute dall'esito elettorale umbro, l'impianto della manovra di bilancio per il 2020 esce dai vari vertici di maggioranza degli ultimi giorni sostanzialmente immutato. Né poteva essere altrimenti, essendo alla base della risposta del ministro Gualtieri alle richieste di chiarimento della Commissione. Vi è qualche spostamento sul fronte delle entrate (aumento della tassa sulle vincite al posto di quello della cedolare secca sugli affitti con l'aggiunta di alcuni ulteriori balzelli) e qualche modifica sul lato delle uscite (più risorse per il pacchetto famiglia e industria 4.0). Restano incertezze in via di chiarimento come le modalità di erogazione degli incentivi agli investimenti (credito di imposta o conferma di super e iper-ammortamento preferiti dalle imprese) e la copertura finanziaria per la rimozione degli impedimenti al completo accesso alla flat tax delle partite Iva (altro che intervento per correggere l'evasione legalizzata come definita da Vincenzo Visco). Ma l'impianto resta quello precisato dal ministro nella sua missiva.
 
Il deficit/Pil, tra cancellazione dell'Iva e tutti gli altri interventi, sarebbe del 2,9%; si reperiscono, principalmente con aumenti di entrate, risorse finanziarie per circa 13 miliardi per portarlo al 2,2%. Si è in ritardo con la definizione della legge di bilancio che, peraltro, corre dei rischi nel passaggio parlamentare, soprattutto sul fronte delle entrate (i mal di pancia di Italia Viva per sugar e plastic tax potrebbero trovare nuove sollecitazioni dall'opposizione). Occorre, dunque, chiudere anche perché Bruxelles osserva con attenzione, seppur benevola. Su questo fronte, Dombrovskis ha affermato che per ora la Commissione non chiede cambiamenti ma chiarimenti e che vuole valutare la manovra alla luce delle proprie previsioni in uscita il 7 novembre. E' facile anticipare che si replicherà, con toni più pacati, il dialogo tra sordi degli ultimi anni sull'intensità della debolezza ciclica dell'Italia. Secondo la Commissione, l'Italia è in condizioni cicliche normali, con un output gap quasi nullo e simile a quello della Germania, per cui deve fare un aggiustamento strutturale di bilancio dello 0,6%, mentre con la manovra programma un peggioramento di 0,1%.
 
Per il governo, utilizzando la stessa metodologia con alcune varianti tecniche, l'Italia è in cattive condizioni cicliche, con un output gap sostanzialmente negativo e un'esigenza di aggiustamento strutturale (sulla base delle regole europee) più contenuto, pari a 0,5%. E' una piccola differenza, ma con implicazioni. Tenendo conto della richiesta di flessibilità (di 0,2%) per il dissesto idrogeologico, il divario del peggioramento programmato con l'aggiustamento strutturale indicato dalle regole cadrebbe, nelle stime Mef, entro i limiti di tollerabilità del prontuario europeo. Cosa che non avverrebbe nelle stime della Commissione. E' tuttavia improbabile che tali differenze di valutazione portino nei prossimi mesi a richieste di revisioni e minacce di procedura nei confronti di un governo che ha riavvicinato l'Italia alle Ue. Nella speranza che tutto ciò finisca con l'incoraggiare l'ulteriore calo dello spread, magari verso gli invidiati livelli spagnoli. Sembra arduo, ma se avvenisse sarebbe un importante successo.
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