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Manovra neutrale, un po' insipida

Il salto di qualitÓ affidato alla lotta all'evasione

Sergio De Nardis 17/10/2019

Roberto Gualtieri e Giuseppe Conte Roberto Gualtieri e Giuseppe Conte Nel passaggio dalla Nadef al Dpb non vi sono state sorprese. Il quadro macroeconomico descritto tre settimane fa e validato dall'Upb viene interamente confermato, nonostante nel frattempo l'Istat abbia diffuso i nuovi conti trimestrali che migliorano leggermente l'andamento dell'economia di fine 2018 e nel primo semestre 2019. E' stato saggio non riaprire la partita della previsione per qualche decimale in più. Anche sul fronte della manovra non emergono sostanziali sorprese rispetto a quel poco che era indicato nella Nadef. Certamente aspre discussioni vi sono state nella maggioranza, ma per la destinazione di spiccioli, su cui piantare la propria bandierina, nell'ambito di una manovra complessiva (circa 30 miliardi) comunque monopolizzata dalla cancellazione dell'incremento Iva (23 miliardi).
 
Ricapitolando, il deficit/Pil 2020 è del 2,2%. Senza manovra, sarebbe stato dell'1,4%. L'aumento del disavanzo riflette per 1,3 punti di Pil la disattivazione della clausola Iva e per appena 0,3 punti (circa 6 miliardi), tutti gli altri interventi a sostegno dell'economia (dal cuneo fiscale al bonus facciate, passando per le varie misure per l'ambiente, la proroga di industria 4.0, la creazione di nuovi fondi per gli investimenti pubblici, gli asili nido fino all'abolizione, nell’ultimo scorcio del 2020, del superticket sanitario). L'insieme di questi provvedimenti farebbe lievitare il deficit al 3% del Pil. Per portarlo al 2,2% si reperiscono risorse per 0,8 punti di Pil di cui circa la metà proviene dall'insieme di provvedimenti per la lotta all'evasione, ovvero da una posta la cui quantificazione non può che essere molto incerta.
 
Il premier parla di manovra espansiva, dati i vincoli di finanza pubblica. E', a dir poco, un'esagerazione. Al più si prospetta come un intervento neutro (l'avanzo primario del 2020 non si discosta molto, in rapporto al Pil, da quello del 2019), che dovrà peraltro superare il vaglio delle regole europee, in particolare quella sul debito. Il ciclo economico non viene aiutato, ma nemmeno ulteriormente acciaccato da queste scelte. E', per ora, solo un piatto insipido, con il falso condimento dei mille rivoli in cui si disperde quello 0,3% di Pil degli altri interventi oltre l'Iva. Potrebbe diventare qualcosa di più solo se riuscirà a portare a casa un vero recupero strutturale dell'evasione (piccola, oltre che grande) e, diffondendo maggiore fiducia del governo precedente, a consolidare l'abbassamento dei tassi di interesse.
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