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Una manovra green solo nel titolo

La svolta ambientalista rischia di diventare la giustificazione per nuove tasse

Claudio Di Donato 16/10/2019

Un impianto fotovoltaico sul tetto di una casa Un impianto fotovoltaico sul tetto di una casa E' certamente auspicabile che l'Italia definisca un contesto normativo per accelerare il percorso virtuoso verso un modello di economia circolare. Il Governo Conte 2 enfatizza i tratti green della prossima manovra annunciando una serie di misure per favorire la transizione e sottolinea che la legge di bilancio sarà la più green della storia. Sicuramente c'è una rinnovata sensibilità verso le questioni ambientali ma, come spesso accade, i politici predicano bene e razzolano male. Non solo. Anche il Conte 2 è afflitto dalla sindrome di varare misure che abbiano effetti immediati, ma svincolati da una visione e da una programmazione pluriennale. Una politica economica ambientalmente compatibile necessita di una strategia, di capacità di monitoraggio e misurazione delle riforme. L'esatto contrario di quanto si osserva. Interventi spot e spesso anche contraddittori con benefici poco più che virtuali e costi certi. L'esecutivo ha promesso un fondo da 50 miliardi per investimenti green. Bene. Chi li valuta? Dovrebbe essere il cosiddetto Cipe verde ma, come ha lamentato il presidente Asvis Enrico Giovannini, qualcuno può spiegare perché dal Dl Clima è sparita la governance ambientale?
 
Altro esempio. Il governo è intenzionato a tagliare gli incentivi ambientalmente dannosi e tra questi i sussidi per il gasolio da autotrazione. Una misura che compensa parzialmente i maggiori costi che gravano sulle imprese italiane. Eliminare quel sussidio non farà diminuire il traffico di Tir. O meglio, ridurrà ulteriormente la quota di mercato delle aziende italiane a favore dei competitor esteri. Sulla stessa linea la cosiddetta plastic tax. Gli imballaggi sono già soggetti al pagamento di un contributo ambientale determinato dal Conai. Nel caso delle plastiche, è progressivo. Più un imballaggio è realizzato con plastiche inquinanti, più è elevato il contributo. Negli ultimi anni si è registrato un incremento enorme dei costi di gestione per le criticità della raccolta differenziata e del blocco di molti impianti di riciclo per l'inerzia della politica. Pensare che una nuova tassa inneschi un processo virtuoso dal punto di vista dell'economia circolare è quantomeno velleitario. Non vorremmo che gli italiani paghino l'effetto Greta. E cioè che le misure politically correct ispirate alla tutela dell'ambiente in realtà siano solo un modo per far digerire nuove tasse, ingiuste e inefficaci.
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