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Cosa fare con quota 100

PerchÚ sarebbe utile cominciare a ridurla da subito

Giulio De Caprariis 14/10/2019

Cosa fare con quota 100 Cosa fare con quota 100 Tra le idee circolate per trovare risorse nella legge di stabilità c’è anche quella di ricavarne dall’abolizione di quota 100 (più correttamente denominabile come ennesima rivisitazione della pensione di anzianità). L’accordo politico di maggioranza, però, ha escluso tale ipotesi, e prevede di lasciare quota 100 in piedi fino al termine dei tre anni previsti dalla legge. Secondo esponenti del M5s quota 100 va mantenuta “perché ha funzionato’’, affermazione tutta politica e priva di fondamento. Funzionato rispetto a che? “Abolire la legge Fornero”, è stato in realtà una concessione a una relativamente ristretta categoria di persone (maschi, del centro-nord e con carriere retributive forti) e non una correzione strutturale di alcune rigidità di quella importante e lungimirante riforma; pur costosa, quota 100 lascia fuori dalla possibilità di anticipare il pensionamento lavoratori che ne avrebbero un giustificato bisogno; la sbandierata evocazione di 3 nuovi occupati per ogni pensionamento si è rivelata quel che si sapeva: una fake news. Infine l’adesione a quota 100 è stata sensibilmente inferiore alle previsioni, da qui vengono le minori spese utilizzabili per la legge di bilancio. Rinviare però è un errore, perché così si rinuncia a ulteriori risorse meglio utilizzabili altrimenti, nonché a cominciare subito a correggere  le distorsioni e disparità di trattamenti che quota 100 produce, e inoltre (non da ultimo) perché rinviando si rende più difficile, politicamente e socialmente, abolirla fra 3 anni.  Si determinerebbe infatti per alcune coorti di popolazione un brusco scalino di 4-5 anni nell’età del pensionamento, di difficile gestione da tutti i punti di vista, che richiederebbe un adeguato periodo di transizione, con ciò continuando a creare distorsioni e sprecando altre risorse in un intervento mal concepito. Poiché una transizione è comunque necessaria, sarebbe assai più consequenziale (e rivelatore della reale volontà di porre fine a questa cosiddetta “sperimentazione”)  costruire fin da ora un percorso di decalage.
 
Rimane comunque la necessità di intervenire su alcuni problemi della legge Fornero. Uno importante (ma non il solo) è che comincerà a  essere evidente la disparità fra chi potrà uscire a 64 anni, avendo cominciato a lavorare nel gennaio 1996, e chi invece dovrà aspettare i 67, avendo cominciato il mese prima. Vi è poi la necessità di affinare ed eventualmente ampliare i criteri di accesso alla APE sociale. Per il primo problema il rimedio, suggerito da vari studiosi (e con altre cose da un Dl del sen. Nannicini), è di estendere ai lavoratori misti il diritto di anticipare la pensione fino a 64 anni. Questa e altre misure opportune hanno però un costo tutto da quantificare. In conclusione, dei risparmi liberabili dall’abolizione di quota 100, dobbiamo  per ora accontentarci di quelli già conteggiati derivanti dal suo minor tiraggio. E per il resto aspettare ciò che potrà essere disponibile dopo gli interventi suddetti.
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