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Il grande assente nella Nadef Ŕ il piano antidebito

E manca ancora la Centrale unica di progettazione per accelerare gli investimenti

Claudio Di Donato 08/10/2019

Il grande assente nella Nadef Ŕ il piano antidebito Il grande assente nella Nadef Ŕ il piano antidebito Con la congiuntura internazionale in deterioramento e un quadro di finanza pubblica che rimane precario, la Nota di aggiornamento del Def (Nadef) non poteva prospettare manovre “coraggiose”. Dopo aver scongiurato una procedura d’infrazione, l’Italia non può permettersi misure ad alto tasso di rischio. L’impostazione della prossima manovra si annuncia dunque prudente ma con una logica che resta ancorata al solco della politica di bilancio degli ultimi 8 anni: perseguire politiche redistributive di breve cabotaggio invece di impostare strategie di medio termine orientate alla crescita. Dagli 80 euro di Renzi a quota 100 e reddito di cittadinanza, il costo è stato superiore ai benefici in termini di crescita del reddito. Dalla Nadef tuttavia era lecito attendersi una discontinuità più marcata. E’ vero che dopo i rischi di pericoloso e costoso isolamento in Europa, il  Conte 2 rimette l’Italia nella giusta posizione. Ma non si scorgono cambiamenti sostanziali sulle politiche a favore della crescita. L’intervento sul cuneo fiscale verrà finanziato dalla riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi. Nella Nadef i grandi assenti sono un piano di medio termine credibile per ridurre il debito pubblico e un serio programma per accelerare gli investimenti.
 
Il costo del debito supera i 64 miliardi l’anno e assorbe il 3,7% del Pil. In Germania lo 0,87%, in Francia l’1,5%, in Spagna il 2,37% e la media dei paesi euro è l’1,72%. Ridurre lo spread ai livelli spagnoli significherebbe liberare risorse per 23 miliardi, arrivare alla media euro farebbe scendere la spesa per interessi di 36 miliardi l’anno, con uno spread come la Francia il risparmio sarebbe di ben 40 miliardi. Un segnale forte ai mercati di aggressione del debito sarebbe la misura espansiva più robusta e più incisiva ipotizzabile. Accanto al debito, rimane il nodo degli investimenti. La Centrale unica di progettazione prevista nella scorsa manovra non ha ancora visto la luce. Le procedure di spesa e soprattutto gli obiettivi latitano. Insomma, la vera discontinuità sarebbe uscire dal clima perenne di campagna elettorale e dalla ricerca di misure di piccolo cabotaggio, che forse pagano in termini di consenso ma non sbloccano il Paese.
 
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