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I contrasti sul cambiamento climatico

La spinta dei giovani, la prudenza dei governi e la resistenza delle lobby del fossile

Pia Saraceno 30/09/2019

I contrasti sul cambiamento climatico I contrasti sul cambiamento climatico La riunione dell'Onu sul contrasto al cambiamento climatico è stata deludente: ad espliciti rifiuti (di Usa e Brasile) sono seguite generiche promesse degli altri Paesi di rispettare gli impegni di Parigi, dalla comunità scientifica considerati però insufficienti. La mondiale mobilitazione giovanile che ha concluso ha lamentato l'inadeguatezza delle risposte politiche agli allarmi della comunità scientifica. Le preoccupazioni dei Governi dei paesi industrializzati impegnati nella transizione energetica riguardano le reazioni alla revisione dei benefici fino ad ora concessi ai settori produttivi nell’utilizzo delle fonti fossili, nonché la resistenza dei nuovi paesi industrializzati a fare a meno del carbone. Solo nel settore privato sembrano esservi segnali di una accelerazione possibile, 87 tra le maggiori compagnie e 130 banche (1/3 del settore bancario globale) hanno promesso di allineare gli obiettivi di riduzione delle loro emissioni per contenere l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi. Urgono però nuove regole nel definire il rischio climatico nel rating delle società, tanto più difficile da valutare quanto maggiore l’incertezza sulle politiche che verranno adottate.
 
Molto dipenderà dalla pressione dal basso, come cambiamenti degli stili di vita, diffusione delle conoscenze e dibattito informato: i giovani chiedono di più di quanto i paesi industrializzati entro archi temporali brevi pensano di poter fare, la riduzione dell’incertezza sulle politiche del futuro può trasformare la transizione in una opportunità più che in un costo. Ogni scelta, e anche ogni non scelta ha infatti effetti distributivi e costi. Ci saranno molti altri Friday for Future, con un crescendo di richieste alla maggiore concretezza quanto più ci avvicineremo alla prossima Cop 25 a Santiago del Cile in dicembre, dove verranno verificate le misure messe in campo dai 187 paesi che hanno sottoscritto Parigi. Nei prossimi mesi continueranno però a confrontarsi due piazze, quella dei giovani che chiedono un diverso futuro e quella di coloro che si oppongono, perché più direttamente colpiti dalla transizione energetica. Le lobby dei produttori di fonti fossili e chi non ha il coraggio di cambiare il modello di sviluppo soffiano sulla seconda e ridicolizzano la prima.
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