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Italia-Europa, opportunitÓ e false speranze

Legge finanziaria e revisione del Patto di stabilitÓ

Riccardo Perissich 17/09/2019

Roberto Gualtieri Roberto Gualtieri La partita che si aprirà a breve fra Paolo Gentiloni e Roberto Gualtieri sulla prossima legge finanziaria italiana sarà straordinariamente delicata; hanno tutte le qualità per riuscire, ma mai come ora il sentiero sarà stretto. L’italiano di Roma dovrà fare i conti con le contraddizioni di una coalizione tutt’altro che collaudata. L’Italiano di Bruxelles, che con questa partita si gioca una parte della sua credibilità per i prossimi 5 anni, dovrà fare i conti con molti che nella Commissione e nelle capitali sono convinti che di flessibilità l’Italia ne ha già avuta troppa. Il pericolo principale è che in Italia si diffonda la convinzione che la discussione sulla nostra manovra può utilmente essere legata a quella sulla riforma delle regole del Patto di Stabilità. 
 
Una riforma sarebbe sicuramente opportuna e non mancano le idee in proposito. L’ostacolo è che mai come ora il livello di fiducia reciproca fra i paesi membri è stato così basso e il “caso italiano” ne è una delle ragioni. Un accordo sia sul futuro delle regole, sia su una maggiore condivisione dei rischi è quindi ancora molto lontano. Come può l’Europa sperare di riformarsi per il futuro se non è capace di affrontare in modo efficace e coordinato il problema immediato e prioritario costituito da un forte rallentamento e forse una recessione dell’economia? L’obiettivo prioritario è chiaro. Ormai il mondo intero chiede ai paesi che hanno margini fiscali sufficienti, in primo luogo alla Germania, di usarli a beneficio proprio e dell’intera eurozona. Il dibattito interno tedesco va in questa direzione, ma nulla ci autorizza a pensare che le decisioni necessarie saranno prese rapidamente, con l’ampiezza necessaria e avendo presente l’interesse dei partner. Lo sforzo che si chiede alla Germania non è però senza contropartite ed è importante che l’Italia non appaia solo desiderosa di accodarsi, senza averne le condizioni, al treno dei deficit altrui.
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