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Il lavoro prima sfida per il governo "di svolta"

Far crescere l'occupazione e il Pil prodotto da ogni occupato

Giuseppe Roma 16/09/2019

Il lavoro prima sfida per il governo Il lavoro prima sfida per il governo "di svolta" La centralità del lavoro dovrebbe rappresentare il contenuto più qualificante della svolta rivendicata dal governo, proposito ben diverso dal mandare occupati in anticipata quiescenza o dal sostenere il reddito per gli inoccupati. Il confronto  con gli altri grandi paesi europei può essere utile a individuare le priorità. Abbiamo innanzitutto un problema di stock perché continuiamo a registrare  un tasso di occupazione molto basso: a giugno 2019 risulta pari al 59,1% distante sia da Germania (76,3%) e Svizzera (80,6%), che da Francia (65,7%) e Spagna (63,5%). Volendo avvicinarsi al livello spagnolo, l’occupazione in Italia dovrebbe crescere di almeno 1,5 milioni di unità. Riuscire a realizzare gli investimenti infrastrutturali bloccati da tempo potrebbe intanto recuperare i 500mila posti di lavoro persi  negli ultimi 10 anni nel solo settore edilizio. C’è poi da non ricadere nella trappola regolativa per cercare di azzerare i contratti a termine, presenti in misura simile anche negli altri paesi europei. Il lavoro temporaneo incide in Italia per il 16,9%, in Francia per il 16,5% e in Spagna per il 26,4%, solo in Germania scende al 12,1%, ma ci sono i mini job. Bisogna vigilare su abusi e irregolarità, ma la nostra situazione non sembra discostarsi da quella di paesi più prosperi.
 
Il lavoro è certo un inalienabile diritto sociale, ma ha uno stretto legame con i processi produttivi. E qui c’è la seconda anomalia da rimuovere. Oltre al tasso di occupazione, da noi è molto più basso il Pil creato da ogni occupato, pari a 67mila euro contro gli 85mila della Germania e gli 89mila della Francia, mentre è di poco superiore ai 63mila euro della Spagna. Quindi, oltre ad aumentare l’impiego, bisogna far crescere il valore prodotto da ciascun occupato, creando condizioni favorevoli per chi si impegna, opera con serietà e vuole valorizzare il proprio talento di imprenditore, professional o semplice lavoratore. In definitiva, per ottenere risultati è indispensabile superare gli stereotipi e diffondere un’idea del lavoro come strumento per realizzarsi e non semplice mezzo di sussistenza reddituale. Un processo forse più complicato rispetto alla semplice lamentazione sugli effetti iniqui della globalizzazione.
 
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