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Che fare contro l'evasione

Tassare il contante serve a poco, bisogna puntare sulla tracciabilita' digitale

Vincenzo Visco 13/09/2019

Che fare contro l'evasione Che fare contro l'evasione Nei giorni scorsi la Confindustria ha avanzato una proposta di tassazione del contante come strumento per ridimensionare il sommerso e recuperare evasione fiscale. Si tratterebbe di riconoscere un credito d'imposta del 2% per tutti i pagamenti effettuati con strumenti elettronici (unitamente ad una tassazione di eguale misura sul prelievo di contante superiore a certi ammontari). Analoga proposta era stata avanzata da Milena Gabanelli un paio d'anni fa. Naturalmente esiste una relazione tra evasione ed uso del contante, ed infatti l’innalzamento della soglia per i pagamenti in moneta da 1000 a 3000 euro decisa dal Governo Renzi fu al tempo giustamente criticata. Ed è anche vero che l’uso dei pagamenti elettronici in Italia è molto inferiore a quelli degli altri Paesi. Ma ciò riflette soprattutto il ritardo nella digitalizzazione della nostra economia e il problema dovrebbe risolversi gradualmente man mano che avvenissero progressi in questo settore in verità strategico. Ma, mentre la limitazione del contante è importantissima a fini antiriciclaggio, ai fini del contrasto all’evasione essa non sembra particolarmente efficace. Per almeno due motivi. Innanzitutto perché la misura sarebbe facilmente eludibile: sarebbe sufficiente infatti garantire uno sconto superiore al 2% sul prezzo di vendita per invogliare i consumatori a continuare a pagare in contanti. Ma soprattutto perché la parte assolutamente prevalente dell’evasione non si verifica nelle transazioni finali, bensì a monte di esse, attraverso la manipolazione della contabilità e dei bilanci. In sostanza potrebbe esserci un’economia senza contante ma con evasione.
 
La soluzione va ricercata invece nella tracciabilità dei pagamenti e più in generale delle attività economiche, secondo quanto personalmente suggerisco da ormai quasi 10 anni. In estrema sintesi, l’evasione si recupera rafforzando la fatturazione elettronica ed estendendola a tutti i contribuenti, forfettari compresi. Introducendo sanzioni adeguate per chi non invia le fatture. Prevedendo l’accertamento automatico in caso di difformità tra le informazioni ricevute e comunicate. Controllando ed accertando i contribuenti che, pur avendo ricevuto le fatture elettroniche a monte, invece di aumentare le vendite dichiarate, riducono i margini (mark up) precedentemente dichiarati. Va inoltre previsto lo stesso meccanismo (trasmissione telematica) per i corrispettivi (scontrini, ricevute, compensi professionali) da attuare rapidamente per tutti. Va poi previsto un meccanismo di ritenute alla fonte generalizzato ai fini delle imposte dirette, e l’uso sistematico delle banche dati finanziarie come elemento di chiusura del sistema. In questo modo in pochi anni (2 o 3) si possono ragionevolmente recuperare 40-50 miliardi di evasione. Queste proposte (ed altre) sono sul tappeto da molti anni e sono contenute in un libro uscito lo scorso anno, in numerosi rapporti di Nens, in articoli di giornale e in post pubblicati su InPiù. Se si vuole, si può fare. Del resto, alcune delle mie proposte come lo split payment, il reverse charge, e la stessa fatturazione elettronica sono state adottate (sia pure in modo imperfetto) dai Governi passati ed hanno mostrato di funzionare. Si tratta di continuare su quella strada.
 
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