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La balcanizzazione del fisco

Interventi episodici e arbitrari alla ricerca del consenso

Vincenzo Visco 26/07/2019

La balcanizzazione del fisco La balcanizzazione del fisco Non c'è dubbio che il sistema fiscale italiano versi in condizioni penose ed avrebbe bisogno di riforme sostanziali. Del resto sono passati più di 20 anni dall'ultima riforma organica, quella Visco del 1996-2000, che a sua volta interveniva a sistemare le cose dopo che la riforma del 1971-73 era stata progressivamente travolta da interventi alluvionali spesso privi di logica. Oggi la situazione è molto simile: i Governi degli ultimi anni, in particolare quelli Berlusconi, ma anche quelli Letta, Renzi e Gentiloni hanno prodotto norme e interventi episodici, settoriali, privi di coerenza e razionalità, con l'introduzione di bonus, incentivi, detassazioni, aumenti e riduzioni di aliquote (in particolare per i redditi di capitale e d'impresa). Spesso l'unica ragione dell'introduzione di nuove norme era quella di "smontare" quanto fatto in precedenza da altri. Ancora più spesso le norme introdotte appaiono chiaramente arbitrarie come quelle che hanno portato alla pressochè completa esclusione dell'agricoltura dalla tassazione (Governo Renzi). E se possibile, la situazione è ancora peggiorata col Governo gialloverde.
 
In sostanza il sistema tributario italiano si è trasformato nel luogo della discrezionalità assoluta, se non dell'arbitrio vero e proprio. Sembra quasi che la sua stessa esistenza sia diventata il pretesto per l'introduzione di deroghe, trattamenti speciali e favori estemporanei. In proposito è sufficiente guardare ai diversi interventi effettuati o proposti sull'Irpef in nome di una flat tax da realizzare a rate, per cui l'anno prossimo rischiamo di avere un'imposta sul reddito articolata su un regime forfettario e un'aliquota del 15% per un vastissimo numero di piccole imprese e professionisti, esclusi dall'Iva e anche dall'obbligo di certificare i costi e quindi liberi di evadere a piacimento, ed esclusi anche dall'applicazione delle addizionali regionali e comunali; su un prelievo del 20% per i redditi di impresa e professionali tra 65.000 e 100.000 euro, determinati questa volta analiticamente; mentre sempre per il 2020 si ipotizza di tassare i redditi (familiari) con un'aliquota del 15%, anche in questo caso senza addizionali, mentre per tutti gli altri contribuenti continuerebbe ad applicarsi il regime ordinario: 5 aliquote, imposizione su base personale, ecc.
 
E' quindi impossibile individuare una qualsiasi logica dietro questi interventi che non sia la convinzione che il sistema fiscale è il luogo deputato alla discrezionalità assoluta, come dimostrato anche dagli interventi sulle imprese a partire dalle banche. Ciò che sorprende e preoccupa, però, è che tutto ciò avviene nel silenzio degli esperti e nella inconsapevolezza generale sia sulle disparità di trattamento, in quanto a parità di reddito le imposte potranno essere molto diverse, sia sugli effetti economici, dal momento che si favorisce la trasformazione di lavoro dipendente in lavoro autonomo, la mancata fatturazione, si introducono forti distorsioni nella concorrenza tra operatori, e si favorisce il nanismo imprenditoriale e la polverizzazione delle attività. Il fatto è che la rincorsa a trattamenti di favore da parte di ciascuna categoria economica, e all'acquisizione di consenso (voti) da parte dei politici sta creando una situazione di vera e propria balcanizzazione del fisco italiano, e quindi sulle basi stesse della convivenza democratica.
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