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Le prospettive di bilancio per l'Upb

Deficit 2020 all'1,7-1,8 con aumenti Iva e senza flat tax

Sergio De Nardis 22/07/2019

Le prospettive di bilancio per l'Upb Le prospettive di bilancio per l'Upb Le problematiche del prossimo bilancio si sono precisate con la recente audizione dell’Upb che, innovando in parte rispetto alla prassi, ha reso pubbliche le sue stime sull’indebitamento tendenziale 2020 allo stato delle informazioni disponibili. Data la rilevanza della fonte e la novità delle valutazioni conviene richiamarle. In primo luogo sono utili le qualificazioni del fiscal council riguardo all’assestamento (di 7,6 miliardi) che ha consentito di ridurre la stima del deficit/Pil 2019 dal 2,4% al 2 e forse anche un filo sotto. Nonostante la stagnazione, le entrate sono andate finora meglio del previsto anche per l’evoluzione in controtendenza della massa retributiva (contributi sociali) e del gettito Iva (con consumi quasi fermi). Sembrano incongruenze statistiche e viene naturale chiedersi, come ha fatto Cipolletta commentando i dati del mercato del lavoro, se il Pil non sia sottostimato, tanto più (aggiungo) che la sua debolezza tra fine 2018 e inizio 2019 è imputabile principalmente a scorte, cioè a una posta residuale che nei conti trimestrali serve a equilibrare le informazioni difformi sul lato della domanda e dell’offerta. Ma questi sono i dati e non si può che recepirli, avanzando per l’Iva l’ipotesi di un possibile effetto compliance connesso alla fatturazione elettronica e accettando con piacere, senza però spiegazioni, il favorevole andamento di inizio d’anno di occupazione e retribuzioni. L’Upb poi quantifica, pur nella grande incertezza per l’incompletezza delle informazioni, i minori esborsi per reddito di cittadinanza e quota 100 nel 2019 in 1,8 miliardi, un risparmio lievemente superiore agli 1,5 miliardi inclusi nell’assestamento di bilancio. Tale stima è in linea con quella Inps e inferiore a quella di altri centri (come l’Osservatorio dei conti pubblici) che arrivano a risparmi di ammontare quasi doppio. Sul 2020 influiscono impatti favorevoli connessi al trascinamento (per circa tre quarti secondo l’Upb) dell' assestamento 2019 e alla riduzione di spesa per interessi se si confermerà il calo dei tassi. Vi saranno, d’altro canto, effetti sfavorevoli per minore crescita e più bassa inflazione, anche se la sconnessione tra mercato del lavoro e Pil potrebbe in parte limitare l’impatto negativo della peggiore congiuntura. Nell’insieme, la stima Upb è di un disavanzo a legislazione vigente che si ridurrebbe ulteriormente nel 2020, all’1,7-1,8% del Pil (nel Def era indicato 2,1%). Una contrazione che sottenderebbe un miglioramento del saldo strutturale, pur se non nella misura attesa dalla Commissione. Ma c’è al riguardo la possibilità di chiedere (il governo lo ha già anticipato) ulteriore flessibilità per dissesto idrogeologico e infrastrutture che, se concessa, ridurrebbe un poco la distanza con Bruxelles. 
 
Il problema in tutto ciò è che si sta parlando di legislazione vigente, ovvero di uno scenario che verrà modificato con le decisioni di politica economica del governo. Solo per cancellare l’aumento Iva, finanziare le spese indifferibili e gli investimenti occorrono oltre 27 miliardi: un’operazione complessa. Su questa valutazione si ferma l’analisi Upb che non può naturalmente pronunciarsi sulla riforma fiscale (cosiddetta flat tax) di cui non si conoscono dettagli, ma che si sa che per la Lega è irrinunciabile. Su questo è comunque possibile cercare di integrare con le informazioni di cui si dispone. Aggiungendo ai 27 miliardi le stime dei costi delle varie ipotesi di riforma circolate sui giornali, si arriva invariabilmente a quella cifra complessiva intorno ai 40 miliardi (2% circa del Pil) di risorse da reperire che è emersa sin dalla scorsa primavera quando è stata annunciata per il 2020 la flat tax. Per il governo la copertura dei 27 miliardi+costi della flat tax dovrà venire dai tagli alla spesa per acquisti di beni e servizi (spending review) e alle spese fiscali. Un'impresa che da complessa diviene titanica e c’è da chiedersi se al Mef abbiano valutato gli effetti sul Pil se una grande manovra con questa composizione venisse effettivamente realizzata.
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