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L'aggiustamento strutturale di Pirro

Le prospettive della finanza pubblica per il 2020

Sergio De Nardis 09/07/2019

Giovanni Tria Giovanni Tria Tria afferma che l'assestamento di bilancio 2019 (7,6 miliardi, pari allo 0,4% del Pil) implica il maggiore aggiustamento strutturale degli ultimi anni. La mera proiezione sul 2020 di quanto avvenuto nel 2019 gli darebbe ragione. Secondo stime dell'Osservatorio dei conti pubblici, l'entità dell'aggiustamento si amplierebbe infatti nel 2020 (raggiungendo i 10 miliardi, pari a quasi lo 0,6% del Pil) per effetto di risparmi sugli esborsi per reddito di cittadinanza e quota 100 proporzionalmente maggiori rispetto a quelli attesi per quest'anno e per una probabile minore spesa per interessi (lo spread e il tasso sul Bund decennale sono scesi rispetto ai livelli su cui si basava la stima di aprile). Correggendo gli impegni di saldi presi in sede Def con tali miglioramenti, ne conseguirebbe un calo del deficit/Pil dal 2% di quest’anno all'1,5-1,6% nel 2020, con una correzione del saldo anno su anno di 0,4% in massima parte strutturale, non più tanto distante dalla riduzione richiesta dalla Commissione (-0,6 punti) sulla base delle sue stime dell'output gap.
 
Il governo, però, intende nel 2020 disattivare la clausola Iva e avviare la riforma fiscale, oltre che realizzare le cosiddette spese indifferibili. E' un intervento di 34-39 miliardi (a seconda delle ipotesi di flat tax) che se realizzato interamente in deficit porterebbe il deficit/Pil del 2020 al 3,4-3,7%. Occorre dunque reperire risorse per coprire gli interventi. Quante? Dipende anche da cosa intende il governo quando, nel rispondere alla Commissione, afferma che per il 2020 "reitera l'impegno a raggiungere un miglioramento strutturale in linea con le richieste del Patto di Stabilità e Crescita". Il governo infatti ritiene, sulla base delle sue stime di output gap, che l'aggiustamento necessario nel 2020 per allinearsi alle regole del Patto è inferiore non solo ai 0,6 punti indicati dalla Commissione, ma anche ai 0,4 punti che risulterebbero dalle nuove migliori valutazioni.
 
Provando quindi a fare un po' di conti, se le risorse da recuperare sono 39 miliardi, una parte (10 miliardi) potrebbe venire dall'assorbimento nella riforma fiscale degli 80 euro di Renzi e una parte da maggiore deficit (3-4 miliardi) rispetto a quello cui condurrebbero le virtuose tendenze in corso, ritenute forse dal Governo anche troppo virtuose per soddisfare le regole. Ma per assicurare comunque un aggiustamento dei conti di un paio di decimi rispetto al 2019 occorrerebbe adottare altre misure (revisioni degli acquisti Pa e delle spese fiscali) di ammontare ragguardevole (intorno ai 25 miliardi). Con una versione più contenuta della flat tax le risorse necessarie sarebbero un po' meno, ma escludendo dalla riforma la platea dei redditi più bassi in cui si concentra un maggior numero di beneficiari degli 80 euro, si ridimensionerebbe anche quel potenziale serbatoio di finanziamento. A ben vedere, quindi, l'aggiustamento strutturale senza precedenti (nell'era post-Monti) portato a casa da Tria può rivelarsi entro pochi mesi una vittoria di Pirro se non cambiano sostanzialmente gli onerosi programmi politici.
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