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L'Eurogruppo ci mette all'angolo

Procede la riforma del Fondo Salva Stati che ci penalizza

Stefano Micossi 18/06/2019

Una recente riunione dell'Eurogruppo Una recente riunione dell'Eurogruppo La riunione dell'Eurogruppo di venerdì scorso ha preso velocemente qualche decisione senza gran discussione - e tra di esse figura la conferma, con il solo voto contrario dell'Italia, dell'analisi della Commissione secondo cui la situazione italiana giustifica l'apertura di una procedura per debito eccessivo - e poi ha ripreso la discussione dei temi di riforma dell'Eurozona. In primo luogo, è stato approvato il "term sheet" per un bilancio dell'Eurozona, che non avrà compiti anticongiunturali, ma solo di promozione della convergenza strutturale, e comunque sarà piccolo (meno di 20 miliardi, a quanto trapela). E' stato anche deciso di proseguire il lavoro per la revisione del Trattato istitutivo del Fondo Salva Stati (Esm), che prevede tre principali cambiamenti: l'istituzione di una linea di credito precauzionale senza specifiche condizioni di politica economica per paesi colpiti da shock finanziario che rispettino tutte le indicazioni di politica economica del Patto di Stabilità; l'assegnazione all'Esm della funzione di backstop fiscale di ultima istanza per il Fondo di Risoluzione, con condizioni molto restrittive di utilizzo; l'assegnazione all'Esm di autonomi poteri nell'accertamento del rispetto della condizionalità nei programmi di sorveglianza e della sostenibilità del debito pubblico. L'obbiettivo è di ridurre la discrezionalità "politica" nell'applicazione del Patto di Stabilità. Quanto al meccanismo di assicurazione cross-border dei depositi bancari, la decisione è stata rinviata al Consiglio europeo di dicembre. Prosegue dunque l'attuazione della dichiarazione franco-tedesca di Meseberg, che ha la fastidiosa caratteristica di metterci nell'angolo senza contropartite.
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