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Sull'infrazione Ue via alla contrattazione

Severo il giudizio della Commissione sui nostri conti pubblici

Sergio De Nardis 05/06/2019

Giovanni Tria Giovanni Tria E via alla contrattazione. La Commissione europea, come era nella attese, non si è fatta smuovere dai fattori rilevanti avanzati dall’Italia per valutare la deviazione del debito/PIL e ha concluso sulla base della sua analisi tecnica che una procedura d’infrazione è giustificata. Si tratta di un primo passo. Tocca ora agli Stati membri decidere se fare propria questa valutazione. Sarà il Comitato economico finanziario (direttori generali del tesoro e delle banche centrali dei paesi membri) che a metà giugno si esprimerà sul sostenere o meno il giudizio della Commissione. In caso positivo, la Commissione indirizzerà al Consiglio (capi di governo), che si riunirà in luglio, una raccomandazione sull’esistenza di una condizione di deficit eccessivo a motivo del debito. A quel punto il Consiglio deciderà. E’ l’ora, dunque, dei negoziatori: spazio a Conte e Tria. Anche questo era pienamente scontato e anticipato dalle parole degli scorsi giorni degli stessi protagonisti.
 
 
 
Nel merito, il Rapporto della Commissione rileva da un lato le ampie deviazioni del debito/PIL dal benchmark nel 2018 e, sulla base delle previsioni tanto della Commissione che del governo, nel 2019 e 2020 e, dall’altro, la non conformità con il sentiero di aggiustamento del saldo strutturale nel 2018-2019 e, sulla base delle sue stime che non considerano l’IVA, nel 2020. Bruxelles dismette uno dopo l’altro i fattori rilevanti avanzati dall’Italia. Il rallentamento del 2018 è un elemento mitigante solo in parte, anche perché la frenata ha risentito delle stesse scelte del governo che hanno indotto aumento di incertezza, rialzo di spread e restringimento del credito. Per il 2019 è bensì possibile che il deficit/PIL sia inferiore alle previsioni, ma ciò sarà valutabile solo quando si avranno più informazioni. Sugli impegni sul 2020 pende l’incertezza della clausola IVA: il governo dice di volerla disattivare, ma non fornisce dettagli sulle misure alternative. La Commissione prende invece solo atto, non ribattendo, dell’argomento più sostanziale della difesa governativa: le stime dell’output gap e la profondità della debolezza ciclica dell’economia italiana. Probabilmente la debolezza della posizione italiana rende possibile anche questo. Il tutto è arricchito da un severo giudizio circa la frenata e i passi indietro (pensioni) nel processo di riforma dell’economia. Questa è dunque la base di partenza di una trattativa che si annuncia difficile e che si accompagna al complesso ridisegno politico degli organi di governo europei (potendo anche interagirvi).
 
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