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La lettera di Tria e i contrasti sul potenziale

Inadeguate le coperture per IVA e flat tax

Sergio De Nardis 03/06/2019

La lettera di Tria e i contrasti sul potenziale La lettera di Tria e i contrasti sul potenziale Il MEF ha risposto ai rilievi della Commissione circa il mancato rispetto del criterio del debito nel 2018, allegando, come richiesto, il Rapporto sui cosiddetti fattori rilevanti di cui tener conto per valutare la deviazione del debito/PIL. Il principale fattore è il deterioramento delle condizioni macroeconomiche. E’ vero, dice Tria, il saldo strutturale di bilancio non è migliorato lo scorso anno nella misura richiesta dalla Commissione, ma ciò è principalmente dovuto alla dinamica notevolmente inferiore alle previsioni di PIL e inflazione: l’adozione di misure correttive in tali condizioni sarebbe stata dannosa. E’ il deterioramento congiunturale un argomento accettabile? Forse sì, ma non per la Commissione, che reputa la debolezza ciclica dell’Italia nel 2018 praticamente (e incredibilmente) inesistente (l’output gap è stimato nel 2018 pari ad appena -0,1%), a fronte di una valutazione assai più negativa da parte del MEF (output gap pari a -1,5%).
 
Un ulteriore fattore rilevante per il MEF è l’impegno al consolidamento fiscale per gli anni futuri (dopo il 2019), come disegnato nel DEF. Nel 2019 la finanza pubblica andrebbe meglio di quanto previsto: le tendenze dei primi mesi mostrano entrate maggiori e spese minori per reddito di cittadinanza e quota 100, con un disavanzo che potrebbe attestarsi al 2,3% (contro il 2,5% della Commissione) e una deviazione non significativa, secondo il MEF, dall’obiettivo di saldo strutturale. Negli anni successivi fanno fede i target di riduzione di deficit e debito, dipendenti in modo cruciale dalle clausole IVA che la Commissione non considera, data la prassi legislativa passata, nelle sue previsioni. Che dire? Gli impegni virtuosi sul futuro, che potranno essere verificati solo ex-post, non possono convincere la Commissione, data anche la grande nube che circonda la prospettiva italiana. Tria enumera gli obiettivi di saldo legiferati per il 2020-22 e al contempo avverte che il Governo intende disattivare la clausola IVA e riformare l’imposta sul reddito (flat tax). Per fare tutto servono 40 miliardi (questo ovviamente non viene scritto), ma le coperture che dovrebbero garantire il rispetto dei saldi (revisione spesa, lotta a evasione, ecc.) sono vaghe e inadeguate.
 
La parte più sostanziale della risposta italiana è la ripresa, con l’aggiunta di alcune nuove stime, della contestazione avviata da Padoan della valutazione della Commissione riguardo all’output gap. Le stime di Bruxelles non sono credibili: il PIL italiano (che è ben sotto i livelli pre-crisi) sarebbe quest’anno vicino al potenziale (cioè al pieno impiego), in condizioni simili alla Germania. Con stime più realistiche (come, ad esempio, quelle dell’OCSE) la valutazione del percorso di aggiustamento dell’Italia sarebbe assai diversa. Ma Bruxelles su questo aspetto, su cui l’Italia avrebbe ragione da vendere, non si smuove. Non ci sarà quindi da meravigliarsi se i fattori rilevanti apportati dall’Italia non convinceranno la Commissione a evitare l’avvio della procedura d’infrazione.
 
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