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Tra Carige e Mps profonde differenze

Molto difficile la strada della ricapitalizzazione precauzionale

Claudio Di Donato 10/05/2019

Tra Carige e Mps profonde differenze Tra Carige e Mps profonde differenze Il Governo assicura che la nazionalizzazione di Carige non è all’ordine del giorno, dopo che Blackrock si è sfilato dal salvataggio. Un ingresso dello Stato è reso assai complicato da norme e procedure. E’ vero che nel decreto di inizio anno sono state stanziate risorse fino a 3 miliardi di cui un miliardo per l’eventuale ricapitalizzazione precauzionale, ma la vicenda Carige differisce rispetto allo schema Mps, sul quale è stato scritto il provvedimento. Carige, a differenza di Mps, è stata posta in amministrazione straordinaria dalla Bce. E la differenza non è sottile. Per la ricapitalizzazione precauzionale è richiesto l’interesse sistemico dell’istituto. E Carige per volume di attività, è meno della metà delle due banche venete per le quali non è stato riconosciuto il rischio sistemico, aprendo la strada alla liquidazione coatta amministrativa. Se a breve non si materializzerà una soluzione di mercato, le alternative possibili appaiono la liquidazione come per Bpvi e Veneto Banca o un intervento a livello di sistema bancario, sul quale ha mostrato un’apertura il numero uno di Unicredit.
 
La vicenda Carige ripropone alcune criticità delle norme europee sui salvataggi bancari introdotte con il bail in. In particolare, l’ampia discrezionalità interpretativa sull’esistenza dell’interesse pubblico per la risoluzione di un istituto. Bankitalia ha stimato che su circa 3mila banche dell’Eurozona, solo un centinaio non sarebbero sottoposte alla procedura di liquidazione, tra l’altro secondo regole nazionali  non armonizzate. Altri profili critici riguardano l’assenza di proporzionalità e l’evidente squilibrio nel garantire la piena risolvibilità delle banche con l’altrettanto legittima esigenza di scongiurare effetti negativi sulla capacità di finanziamento. Infine, come ha mostrato il dossier Mps, tra Bce e Antitrust europeo risulta complicato stabilire le priorità tra tutela della concorrenza e salvaguardia della stabilità. Su queste rilevanti tematiche sarebbe stato lecito attendersi iniziative da parte del governo del cambiamento.
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