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Rimbalzo del Pil con molti dubbi

Gli indicatori anticipatori del ciclo restano orientati al ribasso

Sergio De Nardis 02/05/2019

Una fabbrica di tubi d'acciaio Una fabbrica di tubi d'acciaio La stima preliminare Istat sul Pil del I trimestre (+0,2%) è risultata leggermente superiore alle attese (erano di uno 0,1%). Inoltre, l’Istat ha marginalmente ridotto, rispetto ai dati precedenti, l’entità della flessione nel II semestre 2018 (da -0,2 a -0,1% sul I semestre). Date queste stime, se il Pil rimanesse stagnante nei tre trimestri restanti del 2019 la crescita di quest'anno si attesterebbe allo 0,1%. Sembra, dunque, che basti poco per centrare la previsione del governo, validata dall’Upb, di un incremento del Pil dello 0,2% nel 2019. Occorre che non vi sia un forte rimbalzo negativo in aprile-giugno (cioè che il I trimestre non sia stato un mero blip) e che la seconda metà dell’anno, quando entrerà in azione quel poco di stimolo della politica fiscale, sia lievemente migliore della prima. A quel punto, date le attuali previsioni sul quadro mondiale, pure lo 0,8% previsto dal governo per il 2020 sembrerebbe raggiungibile. La situazione è quindi leggermente migliore di quanto si temeva qualche mese fa: è stata superata una mini-recessione e ci si trova ora su un sentiero nuovamente di crescita seppur modesta. Tuttavia, i dubbi sull’evoluzione della congiuntura non sono certamente spazzati via e sono leggibili nelle stesse stime del Pil comunicate dall’Istat.
 
Gli indicatori anticipatori del ciclo (europeo e italiano) continuano a essere orientati al ribasso. Il clima di opinione dei responsabili degli acquisti nella manifattura (indice Pmi di aprile) è un po’ meno negativo in Italia, ma si mantiene su una tendenza di contrazione. Peggiore è il declino della fiducia nella manifattura tedesca. Ma anche sul fronte degli hard data permangono segnali di debolezza, soprattutto per il commercio mondiale ancora frenato a inizio anno dalla flessione dell’import dei paesi asiatici. Pure sul piano nazionale le indicazioni non sono incoraggianti. Nel I trimestre, informa l’Istat, la domanda interna inclusiva delle scorte è scesa. Se si fosse verificata una ricostituzione dei magazzini, dopo la riduzione di fine 2018, allora il calo sarebbe da attribuire a consumi e/o investimenti: una cattiva notizia. Se, invece, fosse proseguito il processo di destoccaggio, ciò segnalerebbe l’incertezza delle imprese sull’intensità della ripresa della domanda. In questo contesto, anche il contributo positivo delle esportazioni nette, che ha sostenuto il Pil nel I trimestre, assume una valenza meno favorevole segnalando, oltre alla buona tenuta dell’export, un regresso delle importazioni per la minore domanda interna. Se il ciclo appare dunque meno negativo di quel che si pensava, non sembra proprio che si sia alla vigilia di una vigorosa accelerazione. Lo scenario più probabile resta quello del Def, che si identifica poi con il quadro di febbraio della Commissione europea e che sarà da quest’ultima presumibilmente confermato nell’aggiornamento primaverile di prossima uscita: crescita tenue con rischi.
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