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Come far crescere il Pil ed evitare la trappola del debito

Quattro misure per consentire lo sviluppo dell'economia

Riccardo Illy 30/04/2019

Giovanni Tria Giovanni Tria Per far crescere il Pil più di quello dei partner europei occorrerebbero 4 misure fondamentali. La prima è ridurre la burocrazia, principale freno agli "animal spirits" nostrani. Ne parliamo da quasi 30 anni e nel frattempo l'ordinamento giuridico italiano si è ulteriormente complicato, invece che semplificato, con ricadute negative anche sulla corruzione. La seconda è aumentare la popolazione; finché da noi cala mentre negli altri paesi aumenta, è pressoché impossibile che il nostro Pil, il cui andamento è parallelo a quello della popolazione, possa crescere più di quello degli altri. Ma noi abbiamo un tasso di natalità fra i più bassi al mondo e abbiamo chiuso le porte agli immigrati. Anche a quelli che potremmo accogliere in maniera selezionata, ordinata e organizzata. La terza è accrescere la spesa pubblica, ad esempio in opere pubbliche e incentivi alla ricerca e innovazione, per stimolare la crescita delle imprese. Ma finché saremo gravati dal fardello del debito pubblico oltre il 130% del Pil è inutile parlarne. La quarta è l'aumento della produttività delle imprese, che è stagnante (tranne che per le imprese medio-grandi) da un paio di decenni. Ma finché verrà incentivato il nanismo delle imprese con misure come l'inopportunamente chiamata flat-tax è inutile aspettarci un aumento della produttività, quindi della competitività e della capacità di esportare, delle nostre imprese.
 
Nel frattempo stiamo entrando spontaneamente nella trappola del debito, i cui interessi si mangiano una fetta cospicua del Pil, oggi circa il 4%. Se nei prossimi anni l'economia crescesse in Europa a un tasso dell'1% dovremmo aspettarci una normalizzazione dei tassi d'interesse, che aumenterebbero almeno della stessa misura e forse anche del doppio. Supponiamo che questa maggior crescita si estenda anche all'Italia; il Pil crescerebbe, rispetto all'attuale zero, dell'1%. Ma crescerebbero parallelamente anche gli interessi; come incidenza sul Pil, dato che il debito è di circa il 130% dello stesso, aumenterebbero dell'1,3%. È vero che ciò non avverrebbe subito, perché la vita media dei nostri titoli pubblici è di 6,8 anni. Ma dopo circa 5 anni, ovvero una sola legislatura, la maggior incidenza degli interessi raggiungerebbe la crescita del Pil, impedendo - salvo altre misure di riduzione del debito - di ridurre il rapporto debito/Pil. A quel punto anche gli stimoli esogeni alla crescita economica risulterebbero ininfluenti sul rapporto debito/Pil, che è e resterà ancora su livelli prossimi all'insostenibilità. Anche per queste ragioni è necessario un tempestivo cambio di rotta della politica economica del nostro Governo. Una volta entrati nella trappola del debito sarà pressoché impossibile uscirne.
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