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La suspence del Def

Intanto il governo amplia il perimetro della Pa

Sergio De Nardis 08/04/2019

La suspence del Def La suspence del Def Cosa attendersi dal Def? Prima di avventurarsi su un terreno scivoloso dove cambi di direzione sono possibili fino all’ultimo, c’è da chiedersi se davvero sarà domani il giorno del Def. L’Istat, in accordo con Eurostat, sta cambiando il perimetro della PA, con l’inclusione di spa (rete ferroviaria), alcune agenzie nazionali (Invitalia e acquirente unico) e varie finanziarie regionali. Una nuova versione dei conti nazionali è inviata oggi a Eurostat, per essere pubblicata domani. Il Mef avrà il tempo per incorporare le novità che influiscono sul deficit (l’Istat preannuncia effetti marginali) e sul debito (un po’ più che marginali), oltre che sul quadro macro? La suspence dei dati in divenire non è certo nuova nella tradizione del Def, ma è naturalmente sui contenuti che vi è la maggiore incertezza per il permanere di disaccordi politici. Nella versione Tria, il Def non dovrebbe contenere molto di più del decreto crescita e dello sblocca-cantieri, accanto ad annunci di misure “frena-debito” e “calma-mercati” (devoluzione a un fondo d’ammortamento di maggiori proventi da concessioni, tutti da congegnare, per supplire alle mancate privatizzazioni).
 
La patata bollente dell’Iva 2020 verrebbe rinviata a settembre, così come quella delle tasse sulle famiglie. Non v’è spazio finanziario e le due cose sono necessariamente legate. La Lega pressa per trovare già nel Def la flat tax. E certo nel documento non mancheranno parole su questo, ma sembra difficile che vi siano impegni quantificati e impatti macroeconomici come parte organica di uno scenario programmatico. Quindi un Def che qualcuno definisce di verità, ma che in realtà prenderebbe tempo rinviando la sostanza a settembre: anche questa non sarebbe una novità. Ma pur in tali limiti c’è il rischio di esagerare, ora che ci si è messo anche Conte a voler lasciare un segno nei decimali di Pil (niente di nuovo rispetto ad altri presidenti del Consiglio). Quale impatto ha il decreto-crescita sull’economia? Un Pil che già nel 2019 si spostasse da zero o poco più senza decreto, verso uno 0,3-0,4% con decreto, grazie a un poderoso secondo semestre trainato dalle ultime decisioni, non sarebbe credibile. Così come nel 2020 uno scatto verso l’1%, da una crescita tendenziale intorno allo 0,5%, apparirebbe sproporzionato rispetto alla portata delle misure di cui si sta parlando.
 
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