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Il grande gioco europeo del credito

PerchÚ Unicredit non parteciperÓ all'acquisizione di Commerzbank

Marcello Messori 08/04/2019

Il grande gioco europeo del credito Il grande gioco europeo del credito Fra il 1997 e il 2005, Unicredit non è diventato soltanto uno dei maggiori intermediari finanziari italiani, ma anche il gruppo bancario dell’euro-area con la più diffusa presenza europea. In particolare, grazie all’acquisizione di Bank Austria e poi - nel 2005 - di un’importante banca privata tedesca (Hypovereinsbank), Unicredit ha ottenuto un ruolo di assoluto rilievo sia nel mercato austro-tedesco che nel mercato dell’Europa orientale. E’ quindi plausibile che tanto i critici quanto i fautori della ventilata aggregazione fra Deutsche Bank e Commerzbank, sostenuta da una frazione socialdemocratica del governo tedesco, abbiano pensato a Unicredit come partner alternativo di una Commerzbank incapace di risollevarsi da sola. L’eventuale fusione fra Hypovereinsbank e Commerzbank potrebbe diluire le difficoltà di quest’ultima in un gruppo transnazionale e rendere più efficiente la struttura del mercato bancario tedesco, pur se al costo di indebolire il recupero di Deutsche Bank mediante un’espansione di attività tradizionali. Per di più, dopo la severa ‘cura dimagrante’ e l’ingente ricapitalizzazione degli ultimi anni, la stessa Unicredit è costretta ad affidare le sue prospettive di redditività di medio periodo su un’importante aggregazione.
 
Eppure, l’intervento di Unicredit nella partita tedesca appare oggi impraticabile per almeno tre ragioni. Primo: nonostante la ‘pulizia’ di bilancio e il rafforzamento patrimoniale, Unicredit non sembra così robusta da gestire un’operazione tanto impegnativa come il ‘salvataggio’ di Commerzbank, che potrebbe diventare profittevole solo dopo molti anni. Secondo: il governo tedesco, che mantiene ancora una quota proprietaria significativa nel capitale di Commerzbank (circa il 15%), diffida di una banca italiana come ‘cavaliere bianco’. Terzo: i fautori dell’aggregazione fra Deutsche Bank e Commerzbank sfrutteranno la presunta minaccia italiana per quello che effettivamente è: una pressione sul management di Deutsche Bank affinché si proceda alla fusione delle due maggiori banche tedesche in crisi. Così, anziché tradursi in un difficile ma possibile progresso nell’unificazione del mercato finanziario dell’euro-area, la ‘soluzione’ alle difficoltà tedesche accentuerà la rinazionalizzazione dei mercati europei del credito, si fonderà su una diretta ‘garanzia’ statale (la residua presenza nella proprietà del nuovo gruppo), confermerà la marginalità del nostro paese rispetto ai ‘giochi’ europei.
 
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