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Via della Seta, fragilita' italiana e divisioni europee

L'accordo con Pechino potrebbe essere un'occasione per il Mezzogiorno

Claudio Di Donato 15/03/2019

Il porto di Gioia Tauro Il porto di Gioia Tauro Il Porto del Pireo targato Cina è diventato uno dei più affollati del Mediterraneo: ha triplicato i volumi in 6 anni, sfiorando i 4,5 milioni di tonnellate con l'obiettivo di raggiungere 10 milioni entro il 2025. Il Pireo esprime la misura dell'espansionismo di Pechino e le divisioni dell'Europa sul giudizio da dare alla Via della Seta e ai progetti di sviluppo a capitale cinese. La conferma sono le riserve di Bruxelles sul Memorandum tra Italia e Cina, ma è stata la scelta maldestra dell'Ue di non sostenere la Grecia, ad obbligare Atene a vendere pezzi importanti del suo sistema infrastrutturale. La Via della Seta ha il merito di essere trasparente nelle sue finalità. Così mentre l'Ue, e l'Italia in particolare, sono colpevolmente distratte sull'area del Mediterraneo, i capitali cinesi invadono la costa Sud del Mare Nostrum (dall'Egitto alla Turchia). Nella sua avanzata, Pechino conferma la strategia di individuare precise linee di penetrazione facendo leva sugli Stati finanziariamente deboli offrendo loro risorse e opportunità, come testimoniano gli accordi con i paesi balcanici.
 
L'Italia potrebbe perdere una nuova importante occasione: la Cina ha già un terminal a Vado Ligure ed è interessata a investire su Trieste, il che allarma la vicina Germania. Il Pireo a Est e gli investimenti a Valencia e Bilbao a Ovest della cinese Cosco rischiano di marginalizzare i nostri porti del Sud che avevano tutte le potenzialità per sfruttare il raddoppio del Canale di Suez (dove la Cina ha una partecipazione), che ha rimesso il Mediterraneo al centro del mondo. Con un tasso di disoccupazione salito al 19%, non favorire gli investimenti al Sud significa condannarlo a un declino irreversibile. Ma la maggioranza gialloverde sembra avere una strutturale incapacità a governare i processi geopolitici ed economici.
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