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Salario minimo garantito

Le proposte di legge di M5S e Pd

Domenico De Masi 13/03/2019

Salario minimo garantito Salario minimo garantito Piaccia o no, insieme alla riforma agraria (1950) e alla riforma sanitaria (1980), il Reddito di Cittadinanza (RdC) rappresenta una delle tre maggiori provvidenze per i poveri varate dalla nostra Repubblica. Grazie ad esso l’Italia si mette più o meno alla pari con gli altri paesi europei. Ora è il turno del “salario minimo orario”. Mentre in Italia ancora oggi migliaia di giovani e di immigrati lavorano per 3 o 4 euro all’ora, il salario minimo, che fu introdotto più di cento anni fa in Australia e in Inghilterra, oggi è presente in 29 Paesi su 37 dell’area Ocse, compresi quelli più importanti, e in 22 Paesi su 28 in Europa, comprese Francia e Germania. Dopo decenni di tentennamenti, ora stanno per andare al voto delle Camere due proposte di legge: una dei 5 Stelle (prima firmataria la stessa Nunzia Catalfo che nel 2013 propose il Reddito di Cittadinanza) e una del Pd (primo firmatario Mauro Laus). Continua, dunque, la rincorsa tra 5 Stelle e PD a chi si intesta più leggi “di sinistra”. Nel caso del RdC, i 5 Stelle sono stati molto più generosi del Pd: il loro sussidio prevede 780 euro per 5 milioni di poveri mentre il ReI di Gentiloni prevedeva 220 euro per 1,2 milioni di poveri.
 
Invece, nel caso del salario minimo orario, il Pd è leggermente più generoso dei 5 Stelle: entrambi propongono 9 euro all’ora (poco meno che in Francia; più o meno come in Gran Bretagna) ma il M5S li vuole “al lordo degli oneri contributivi e previdenziali” mentre il PD li vuole “al netto dei contributi previdenziali e assistenziali”. Si tenga conto che in molti paesi è previsto anche un salario minimo mensile, che va dai 156 euro dell’Albania ai 1.500 euro del Belgio e ai 3.400 della Svizzera. Cgil, Cisl e Uil, preoccupati di perdere potere contrattuale a causa di questa legge che li scavalcherebbe, al salario minimo garantito dal governo preferiscono quello stabilito nelle tabelle salariali dei loro contratti nazionali. Il fatto è che milioni di lavoratori non sono contemplati da questi contratti e che spesso i minimi salariali previsti non sono rispettati, mentre una legge taglierebbe la testa al toro riguardando tutti i lavoratori e comportando sanzioni per i datori di lavoro inadempienti. Considerato che la distanza tra la proposta dei 5 Stelle e quella del Pd è irrisoria, e sperando in un Pd post-renziano, Di Maio ha proposto al neo-eletto Zingaretti di unificare i due testi di legge e votare congiuntamente il testo unico. Le risposte del Pd non si sono fatte attendere: la Serracchiani ha scritto che “se quella del M5S è un’iniziativa seria e non la solita campagna propagandistica, troverà sempre pronto il Pd nella difesa degli interessi dei lavoratori”; Zingaretti ha detto che “i processi politici non si fanno con le furbizie”; Gentiloni ha chiuso ai “giochini con i 5 Stelle”. Quindi tutto lascia prevedere che saranno messe ai voti entrambi le proposte e che passerà quella dei 5 Stelle.
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