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Tre incognite sui nuovi prestiti Bce

Saranno sufficientemente vantaggiosi per garantire la necessaria liquiditÓ alle banche?

Marcello Messori 12/03/2019

Tre incognite sui nuovi prestiti Bce Tre incognite sui nuovi prestiti Bce Le decisioni dalla BCE di settimana scorsa non sono sorprendenti e non segnalano drastici innalzamenti nel rischio di una recessione europea. Il rallentamento atteso delle economie nell’euro-area per il 2019 e i connessi bassi tassi d’inflazione interna bastano a giustificare le scelte della BCE di mantenere invariati i tassi di policy nell’anno in corso e di continuare a reinvestire i proventi dei titoli pubblici, detenuti dal sistema europeo delle banche centrali e giunti a scadenza. La bassa profittabilità del settore bancario europeo anche negli stati-membri ‘centrali’ e l’incombente aggravio nei costi della raccolta per quasi tutte le banche dell’euro-area bastano a spiegare la scelta della BCE di varare fra settembre 2019 e marzo 2020 un nuovo programma di ri-finanziamento bancario a basso costo mediante prestiti di medio termine, probabilmente biennali (il cosiddetto T-LTRO-3). Oggi risulta difficile valutare se tali scelte basteranno a minimizzare i contagi finanziari di una possibile crisi estiva italiana e per assicurare adeguati crediti bancari alle attività produttive europee specie di piccolo-medie dimensioni.
 
Questa valutazione dipende, infatti, da almeno tre fattori che sono ancora indeterminati. Innanzitutto, non si conoscono i dettagli del T-LTRO-3 e non si può, quindi, calcolare se le condizioni dei ri-finanziamenti bancari saranno sufficientemente vantaggiose in termini di quantità e di costo da compensare la progressiva scadenza dei generosi prestiti del precedente T-LTRO e di altre passività bancarie con bassi oneri (nel caso delle banche italiane, le svariate obbligazioni emesse massicciamente fino all’inizio del 2011 e spesso oggetto di collocazioni improprie fino al termine del 2014). Inoltre, non si hanno informazioni sugli effettivi vincoli di destinazione di tali rifinanziamenti, che sono stati solo evocati nella conferenza stampa di Draghi. Infine, non è chiaro se l’obbligo di emettere una quota minima di passività soggette a bail-in (il cosiddetto MREL) e – dunque – di passività molto rischiose e costose, riguarderà tutte le banche europee a prescindere dal loro grado di significatività in termini di pubblico interesse. In assenza di questi dettagli, resta indecifrabile il futuro impatto delle decisioni della BCE. La speranza è che l’effettiva attuazione del T-LTRO-3 non deluda le aspettative ottimistiche espresse, nei giorni passati, dalla maggioranza dei commentatori.
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