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I Sauditi alla Scala (che direbbe Verdi?)

La trattativa per l'ingresso dell'Arabia tra gli sponsor del tempio della lirica

Giancarlo Santalmassi 05/03/2019

I Sauditi alla Scala (che direbbe Verdi?) I Sauditi alla Scala (che direbbe Verdi?) Pecunia olet o non olet? L’antico adagio torna d’attualità strettissima perché l'Arabia Saudita potrebbe mettere capitali (fino a 15 milioni in tre anni) nella Scala di Milano. Si riapre così un antico dibattito: fu nel 1976 che la Libia entrò per la prima volta e pesantemente nel capitale azionario di una grande impresa italiana, la Fiat, suscitando interesse e critiche nella business community internazionale. Attraverso la Libyan Arab Foreign Bank (Lafico) il governo di Tripoli acquistò il 9% del gruppo torinese, che, per via della crisi energetica, allora navigava in acque difficili. Quando si fecero avanti i finanzieri di Gheddafi, il management Fiat non poté che spalancare loro le porte, visto che versavano, uno sull'altro, ben 415 milioni di dollari, una somma pari a un quarto del passivo dei conti italiani con l'estero di allora. Si capì subito che quell'investimento in petrodollari aveva per i libici un valore politico che andava ben oltre l'interesse finanziario. Dieci anni dopo la Fiat riacquistò il pacchetto. Poi, il diluvio. Dal settore della moda, rivoluzionato da acquisizioni roboanti, come quella di Valentino (Qatar), all’energia (Q8 e Tamoil Italia, cioè il 28% del mercato italiano), la maggior parte degli investimenti e' avvenuta sotto forma di partecipazioni azionarie nel capitale delle aziende quotate alla Borsa di Milano. Ecco parte della situazione: Unicredit: quota araba del 9,17%; Borsa Italiana: attraverso la casa madre London Stock Exchange, Piazza Affari è controllata dalla Borsa di Dubai. Enel (2%), Alitalia: (Etihad di Abu Dhabi deteneva il 49%); Meridiana: accordo tra Alisarda e Qatar Airways, la costa Smeralda, l’ospedale Mater Olbia (che minacciava di restare incompiuto); Poste italiane: al fondo sovrano del Kuwait il 2% delle azioni. Piaggio Aerospace: al 100%. Leonardo-Finmeccanica: quota del 2,1% alla Libyan Investment Authority.
 
Finiamo (ma l’elenco è infinito), col più noto: Porta Nuova: lo shopping milanese dell'emiro del Qatar, Tamin bin Hamad al Thani che ha comprato l’intero quartiere, a Milano, compreso il Bosco verticale dello Studio Boeri e la torre Unicredit. E poi l’hotel Gallia a Milano, vecchio simbolo del calciomercato. Allora adesso rispondete pure: pecunia olet o non olet? Entrando tra gli sponsor della Scala di Milano ci sarebbe solo un rischio: che Giuseppe Verdi si rivolti nella tomba per il rischio di cancellazione del ‘Va pensiero’ e dell’opera ‘I Lombardi alla prima crociata’.
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