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Il governo temporeggia, ma l'economia non lo consente

Per fronteggiare la recessione bisognerebbe ripensare la legge di bilancio

Pier Carlo Padoan 28/02/2019

Giovanni Tria. Alle sue spalle, Pierre Moscovici Giovanni Tria. Alle sue spalle, Pierre Moscovici Il ministro dell'economia prende tempo ma l'evoluzione dell'economia non lo consente. Dal lato della crescita, l'Italia sta passando da uno stato di recessione tecnica (due trimestri consecutivi di espansione negativa) a uno stato di recessione effettiva. Le cause vanno ricercate nell'indebolimento della crescita in Europa e in particolare in Germania, ma soprattutto nell'arresto degli investimenti delle imprese italiane la cui fiducia nella politica del governo ha cominciato a calare nell'estate scorsa e ora sta precipitando. Contributo ulteriore alla caduta degli investimenti privati è venuto dal rialzo dei tassi d'interesse legato all'aumento della percezione del rischio paese. La caduta degli investimenti significa un indebolimento della crescita di lungo periodo, le cui conseguenze pagheremo nei prossimi anni. Una crescita debole si ripercuote sulla finanza pubblica peggiorando i saldi e rischiando di invertire la dinamica del debito pubblico rispingendolo al rilazo e peggiorando le aspettative dei mercati.
 
Il Paese non rischia solo una recessione prolungata, rischia anche una fase di instabilità finanziaria crescente che la caduta del reddito finirebbe per alimentare. Di questo rischio e delle sue conseguenze sono ben consci i mercati e le istituzioni internazionali, a cominciare dalla Commissione Europea. Troppo spesso in Europa ricompare l'ipotesi di ristrutturazione del debito come male necessario per gestire il caso italiano. E' in questo quadro che si colloca la questione della "manovra correttiva". Dice il governo che tale manovra sarebbe prociclica, cioè darebbe ulteriori spinte negative alla crescita peggiorando anche i conti pubblici. Anche una manovra espansiva, paradossalmente, avrebbe un effetto peggiorativo sui saldi, e anche sulla crescita se, come è avvenuto a fine 2018, i mercati dovessero reagire negativamente spingendo in alto lo spread.
 
Il governo si trova di fronte a un dilemma molto serio e apparentemente senza uscita. Deve rimproverare solo se stesso ma nessuna voce del governo si leva per ammetterlo. Una soluzione efficace richiederebbe una revisione fondamentale dell'impianto di bilancio. Si dovrebbe rivedere sia il reddito di cittadinanza che quota 100, indirizzando le risorse verso la conferma delle misure per le imprese che nella passata legislatura avevano permesso una accelerazione degli investimenti privati. Si dovrebbe sbloccare il processo di lancio degli investimenti pubblici. Si dovrebbe avviare un programma credibile e pluriennale di riduzione delle clausole di salvaguardia. Un programma effettivamente credibile avrebbe benefici duraturi sulle aspettative dei mercati tramite un calo dei tassi d'interesse. Ne beneficerebbe anche la crescita. Uno scenario alternativo a quanto fa, o non fa, il governo è possibile: ma, appunto, con un altro governo.
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