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Europa pi¨ debole e senza concorrenza

Il no di Bruxelles al matrimonio tra Alstom e Siemens

Claudio Di Donato 11/02/2019

Europa pi¨ debole e senza concorrenza Europa pi¨ debole e senza concorrenza Con la bocciatura della fusione Siemens-Alstom, la commissaria Marghrete Vestager è finita al centro di critiche furibonde. Francia e Germania vorrebbero rivedere le norme comunitarie, mentre in Italia la decisione di Bruxelles è stata interpretata come l’ennesimo gesto di miopia autoreferenziale dei burocrati europei, alimentando una strisciante campagna contro le autorità indipendenti. In una lucida analisi, Mario Monti ha smontato uno dei molti luoghi comuni sull'Ue, indicando che gli unici veri poteri federali sono tutela della concorrenza e politica monetaria, mentre su tutto il resto (dal fisco ai migranti) i singoli Stati si tengono ben stretto il potere di veto. Il no di Bruxelles all’Airbus dei treni liquida anche l’altro luogo comune di un’Europa che tutelerebbe gli interessi di Parigi e Berlino. Dove le istituzioni europee dispongono di potere effettivo (la Commissione per l’antitrust e la Bce per la politica monetaria) lo esercitano pienamente, senza condizionamenti di presunti poteri forti.  Il caso Alstom-Siemens piuttosto dovrebbe suggerire agli Stati una preziosa iniziativa politica: invece di invocare un allentamento dei poteri federali Ue, dovrebbero regolare le criticità e le potenziali aree di frizione tra Commissione e Bce che, come dimostrano il dossier sugli Npl e il tema dei salvataggi bancari, hanno obiettivi diversi. Per la Bce, la stabilità finanziaria fa premio sulla concorrenza, per La Commissione e' l’esatto contrario. E’ compito della politica stabilire come e quando il pendolo tra stabilità e concorrenza deve privilegiare l’una o l’altra.
 
Ma c’è un risvolto più squisitamente industriale, ed è curioso che molte critiche alla Vestager siano arrivate dall’Italia, ignorando, forse, che uno dei ricorrenti contro la fusione Alstom-Siemens è Ansaldo Sts, oggi di proprietà coreana, ma profondamente italiana. Nella globalizzazione le dimensioni delle imprese sono importanti ma sarebbe pericoloso sacrificare pezzi di concorrenza per favorire la nascita di “campioni europei”. L’export da record di Germania e Italia non è il risultato di politiche di protezione, ma l’esatto contrario. La fine dei monopoli e degli aiuti di Stato hanno contribuito in modo determinante al rilancio di interi settori in Europa, dall’auto all’acciaio. Sacrificare la concorrenza per rispondere alla minaccia dei competitor cinesi non renderà l’Europa più forte, ma più debole.
 
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