Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Carige, la non-risoluzione

PerchÚ il governo non ha scelto la strada del bail in

Andrea Boitani 09/01/2019

Carige, la non-risoluzione Carige, la non-risoluzione Carige ha accumulato 2,7 miliardi di perdite dal 2013 a fine settembre 2018 (ultima relazione trimestrale). La capitalizzazione di borsa, prima della sospensione, era di 83 milioni, a fronte di un capitale a stato patrimoniale di 2,8 miliardi. Le obbligazioni sul mercato valevano 3,3 miliardi, cui vanno aggiunti un debito netto (debiti – crediti) verso le banche di 1,8 miliardi e un debito verso clientela di 13 miliardi, prevalentemente depositi. L’attivo si è ridotto dai 42 miliardi del 2013 ai 24 di fine settembre (-43%). I crediti deteriorati (4,8 mld) sono il 23,5% del totale e il 27,5% al netto dei crediti verso altre banche (3 mld). Un coefficiente in riduzione, ma sempre molto più alto di quello medio del sistema (che già non è un campione europeo, in questo settore…). I risultati di gestione nei primi 9 mesi 2018 segnavano qualche miglioramento rispetto al corrispondente periodo del 2017 (lieve crescita della raccolta, aumento dei coefficienti di copertura, riduzione dei costi operativi), ma le perdite di 189 milioni (in 9 mesi) e i ricavi stagnanti segnalano che il ritorno all’utile è una prospettiva ancora lontanissima. In questo contesto, è legittimo per gli azionisti scegliere di non sottoscrivere aumenti ulteriori di capitale (già fatti e bruciati per 2,2 miliardi dal 2013). Così facendo avranno realizzato perdite certe, ma non rischiano di averne ulteriori. Non chiaro, invece, il timore della diluizione che sembra aver mosso i soci di riferimento (i Malacalza) a bloccare l’aumento di capitale: tutto sommato, si trattava di diluire una partecipazione che ha già causato loro 400 milioni di perdite e che oggi vale 22 milioni.
 
A questo punto ci si può chiedere: perché non si procede alla risoluzione di una banca così vicina al fallimento? Perché il governo si è affrettato a offrire garanzie su nuove emissioni obbligazionarie e, addirittura, a prospettare una “ricapitalizzazione pubblica a scopo precauzionale”? Perché, insomma, ancora soldi pubblici per salvare una banca in profonda e perdurante difficoltà? Il motivo, tutto sommato, è semplice. La procedura di risoluzione prevede sì il bail in dei creditori della banca (via via azionisti, obbligazionisti subordinati, obbligazionisti ordinari, depositanti), ma con salvaguardia dei depositi al di sotto dei 100.000 euro. Se questi rappresentano anche solo l’80% dei depositi totali di Carige, in caso di risoluzione, il Fondo di garanzia interbancario dovrebbe sborsare 9 miliardi e quindi, sarebbe l’intero sistema bancario italiano a essere scosso dalle fondamenta. Tolta (ancora una volta) la risoluzione, restano due vie possibili: la nazionalizzazione (stile MPS) e la fusione con una banca più solida. Che però - come fece Intesa Sanpaolo nel caso delle due banche venete - richiederà una dote pubblica consistente per farsi carico di Carige, oltre a pretendere di ripulire la banca di tutti i crediti deteriorati (da scaricare alla Sga, la Società per la gestione degli attivi, di proprietà statale). È troppo pretendere che si scelga l’opzione meno costosa per i cittadini contribuenti, tenendo conto non solo degli esborsi presenti ma anche dei possibili rientri futuri e magari senza creare ulteriori fronti di conflitto con la Commissione e le Autorità di vigilanza europee?
Altre sull'argomento
Altro parere
Altro parere
I costi senza benefici del governo No Tav
Il mistero del gradimento al governo
Il mistero del gradimento al governo
In realtÓ i governi sono due: quello Di Maio e quello Salvini
Il Governo del vivacchiamento
Il Governo del vivacchiamento
Esauriti i provvedimenti del contratto, si litiga sul Tav
Debolezza bancaria e vigilanza europea
Debolezza bancaria e vigilanza europea
Il governo dovrebbe incentivare le fusioni, non le nazionalizzazioni ...
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.