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Alla ricerca del modello di Spac

Dopo un iniziale ottimismo oggi c'Ŕ una fase di riflessione

Andrea Battista 08/01/2019

Alla ricerca del modello di Spac Alla ricerca del modello di Spac Lo scorso anno di questi tempi le Spac (Special Purpose Acquisition Company) erano di gran moda. Almeno in Europa, la Spac sembrava affermarsi come specificità italiana, in parte anche frutto del complesso di provvedimenti di finanza per la crescita degli anni precedenti - che hanno progressivamente costruito un quadro normativo oggettivamente competitivo su scala europea con i Pir, gli incentivi per le start up e così via - e in parte in quanto strumento adatto al tessuto imprenditoriale italiano di medie aziende di successo e a corto di capitale proprio. Trascorsi 12 mesi, il bilancio è molto distante dalle attese: poche Spac sono arrivate alla meta, i recessi degli investitori in qualche caso sono stati molto superiori  alle aspettative, una proposta di business combination è stata addirittura bocciata in assemblea, i tempi di impiego del capitale si sono rivelati lunghi, gli affari conclusi mediamente più cari rispetto ai multipli di mercato. Nei dibattiti su stampa e social media si parla addirittura di un modello di investimento “ormai bruciato”. Certo, la Spac è uno strumento intrinsecamente “long”, adatto a mercati che crescono e come tale guadagna e quindi prospera se i mercati vanno bene. Peraltro, è anche uno strumento a significativa “componente alfa”: scommette cioè su una o due storie specifiche al massimo che possono andare in modo molto diverso dall’indice generale di mercato.
 
Le mode in finanza sono sempre pericolose. Scenari più cupi rendono il mondo più difficile e gli strumenti di investimento si devono adattare, perché tutto il processo diventa più selettivo. Le Spac devono proporre un modello che prometta credibilmente tempi ragionevolmente rapidi di investimento, strutture remunerative equilibrate, un vero fondamento industriale e un concreto valore aggiunto della Spac all’impresa target. Questa tipologia di Spac potrà tornare a individuare e rivolgersi al “capitale paziente“, come i Pir se correttamente strutturati e collocati. Se riuscirà a stimolare il bacino di domanda potenziale del capitale investito a medio – lungo termine e ad intercettarlo definendo un appropriato modello di offerta,  la Spac potrà essere davvero la prosecuzione del private equity con altri mezzi, ossia mediante il ben più ampio bacino di risorse del public equity.
 
L’autore è stato nel 2018 fondatore della Spac Archimede.
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