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Manovra senza crescita e occupazione

Mentre il governo vuole autoritÓ ôamichevoliö per gestire mercato e welfare

Stefano Micossi 08/01/2019

Manovra senza crescita e occupazione Manovra senza crescita e occupazione Il governo gialloverde ha la sua prima Legge di Bilancio, anche se ancora non conosciamo il reale contenuto dei “provvedimenti bandiera” su reddito di cittadinanza e Quota 100. Il disegno generale della manovra penalizza crescita e occupazione, riducendo gli incentivi a investire per distribuire denaro alle constituency elettorali dei partiti (movimenti?) della coalizione; il fragile compromesso con le istituzioni europee può essere rimesso in discussione man mano che saranno noti i dati certamente deludenti sull’andamento dell’economia. Ma l’aspetto di maggior preoccupazione nasce dall’atteggiamento del governo sulle istituzioni di garanzia “non partigiane” che dovrebbero vigilare sul buon funzionamento di istituzioni chiave per il buon andamento del sistema economico.
 
Sul piatto, come ha notato su InPiù Innocenzo Cipolletta, ci sono la mancata nomina del presidente Consob – dove uno dei contraenti del patto di governo continua a spingere candidati che non garantiscono né l’indipendenza né la qualità dell’azione della Commissione – dopo una nomina alla presidenza Antitrust di assai basso profilo, nonostante tra i candidati apparissero nomi di assoluto prestigio e competenza. Né si è ricordata l’esigenza di avere tra i commissari almeno un componente con qualche conoscenza economica, che pure non avrebbe guastato in una istituzione che deve garantire il buon funzionamento del mercato.  
 
Verranno presto a scadenza anche il presidente Inps e il Ragioniere generale dello Stato, che molti esponenti leghisti e grillini vedono come un ostacolo alla gestione “amichevole” di reddito di cittadinanza e Quota 100 e della ricerca delle coperture di bilancio. Mentre esperti e professori sono in fuga dalle istituzioni scientifiche, che si vogliono asservite alla nuova fede populista: dall’Agenzia spaziale all’Istituto superiore di Sanità, si allunga la lista dei cacciati, mentre non si vedono all’orizzonte figure di adeguato rilievo disponibili a collaborare con la filosofia piglia-tutto dei nuovi governanti. C’è veramente poco da stare tranquilli.
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