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Gli acciacchi etici del capitalismo

Le grandi multinazionali a sostegno di despoti e oligarchi

Stefano Micossi 20/12/2018

Gli acciacchi etici del capitalismo Gli acciacchi etici del capitalismo Certo, l’immagine del capitalismo globale non sta migliorando. Nei giorni scorsi, la prima pagina del Financial Times, ha raccontato di come Goldman Sachs avrebbe conquistato a suon di ricche mazzette il ruolo di coordinatore di emissioni di obbligazioni per 6,5 miliardi per un fondo malese che ha poi aiutato i controllori del fondo – tra cui un primo ministro malese poi cacciato a furor di popolo – a disporre a proprio vantaggio di quasi tre miliardi di quei fondi. La commissione della banca d’affari americana ammontò a 600 milioni, una percentuale del tutto sproporzionata rispetto agli standard di mercato.
 
Intanto nuovi documenti mostrano che Google, Amazon e Twitter hanno nascosto l’evidenza di cui disponevano sulle interferenze russe nella campagna elettorale americana. Il New York Times riferisce di un nuovo studio che ha mostrato che il sito Youtube di Google ospitò 1100 video prodotti dalla agenzia Internet Research Agency, sostenuta dal Cremlino. L’evidenza secondo cui i tre social media sono stati utilizzati sistematicamente per circolare materiale di propaganda teso a favorire Trump durante la campagna elettorale è oramai piuttosto solida.
 
E un reportage dettagliato sempre del New York Times racconta dei lati guadagni di McKinsey nella sua attività di promozione di dittatori e oligarchi con fortune di dubbia origine. Un caso significativo riguarda Victor Yanukovych, vincitore in una campagna elettorale in Ucraina in cui i suoi consulenti americani – che includevano, oltre a McKinsey, anche quel Paul Manafort poi capo della campagna presidenziale di Trump – riuscirono a presentarlo come un riformatore – che poi appena eletto si gettò nelle braccia dei russi e fuggì in Russia con cospicui capitali sottratti alle casse governative. Ancora commissioni ragguardevoli sono state raccolte lavorando i Russia con società poi colpite da sanzioni del governo americano e in Turchia con esponenti del governo autoritario di Erdogan. Insomma, l’accusa secondo cui la globalizzazione ha liberato i grandi operatori multinazionali dai vincoli dell’etica d’affari trova ogni giorno solide conferme.
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