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Tav, l'equivoco dell'analisi costi-benefici

Bisognerebbe tener conto anche degli aspetti di sicurezza, energetici e ambientali

Riccardo Illy 20/12/2018

Tav, l'equivoco dell'analisi costi-benefici Tav, l'equivoco dell'analisi costi-benefici Chi si aspetta un esito positivo dalla valutazioni costi-benefici della Tav resterà deluso. Per il semplice motivo che nessun investimento in linee ferroviarie al mondo presenta una redditività positiva. Quantomeno se la valutazione si limita ai costi e benefici riferiti alla società, nel nostro caso Italferr del gruppo Fsi, che realizza e gestisce l’opera. In tutti i paesi del mondo, infatti, il pubblico investe nei binari e, in quelli più avanzati come in questo caso l’Italia, li mette a disposizione degli operatori dei servizi di trasporto ferroviario pubblici e privati, sia passeggeri, sia merci. È quest’ultimo servizio che, anche se pubblico, ci si aspetta venga gestito in attivo; come avviene oggi anche per Trenitalia. La vendita delle “tracce” da parte della società che realizza la rete, invece, non consente praticamente mai di compensare i costi di realizzazione e manutenzione della struttura. Gli inglesi, che hanno tentato alcuni anni fa la privatizzazione anche della rete, sono stati costretti a fare marcia indietro. D’atra parte il pubblico costruisce e mantiene anche le strade, che vengono utilizzate gratuitamente, con l’eccezione di molte autostrade, dagli utenti.
 
In realtà un bilancio completo dell’investimento ferroviario dovrebbe comprendere altri fattori oltre a quelli meramente economico-finanziario. Anzitutto quelli della sicurezza dei viaggiatori, dove la ferrovia primeggia fra tutti i mezzi di trasporto. Poi quello energetico, nel quale nuovamente primeggia, con i conseguenti benefici ambientali. Infine quello del consumo di territorio; dove eccelle il trasporto aereo ma, nel confronto con quello su gomma, quello ferroviario vince 5 a 1. Nel senso che, a parità di passeggeri e merci trasportati, una rete ferroviaria consuma un quinto del territorio rispetto all’autostrada. Qualcuno potrebbe a questo punto obiettare che contestata è la Tav e non le linee ferroviarie ordinarie; la Tav è però correttamente chiamata Tav/Tac, dove la C sta per capacità, riferita al trasporto merci. Inoltre, solo con treni a alta velocità, in grado di competere con l’automobile e fino alle distanze medie perfino con l’aereo, si possono strappare viaggiatori alla gomma e al cielo. La conclusione è che se in un bilancio costi-benefici “allargato” includessimo gli aspetti della sicurezza, energetici e ambientali, il bilancio della Tav risulterebbe in attivo. Come hanno ben capito francesi, tedeschi, svizzeri, spagnoli, cinesi e pare perfino gli americani. L’analisi costi-benefici avviata dal Governo mira solo, già conoscendone l’esito, a bloccare l’opera per una posizione preconcetta e disinformata o, peggio, per soddisfare gli interessi di altri soggetti occulti.
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