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Il nodo del Pil e la crisi di fiducia

Gli investimenti privati si sono giÓ fermati in attesa di capire come finirÓ

Stefano Micossi 09/10/2018

 Il nodo del Pil e la crisi di fiducia Il nodo del Pil e la crisi di fiducia Il nodo centrale da sciogliere per la credibilità della legge di bilancio in formazione è quello della crescita del Pil, con il dato programmatico innalzato intorno (sopra, dice Savona) all’1,5% e le previsioni di consenso ferme all’1%. Quel che sembra sfuggire a molti membri del governo è che il decreto dignità e gli attacchi al Jobs Act, gli annunci di Toninelli sulla revisione delle grandi opere e delle concessioni,  quelli di Maio sulla chiusura domenicale dei supermercati e sulle nazionalizzazioni hanno già raggiunto l’obbiettivo di fermare del tutto l’investimento privato. Nessuno investe più un cent, nell’attesa di capire come si chiuderà la partita della legge di bilancio. Peggiora le cose l’aggravarsi del quadro finanziario, generato dai timori crescenti sulla sostenibilità del nostro debito pubblico, mentre aumentano i rischi di una spirale perversa tra aumento dei tassi, sfiducia degli investitori e una rinnovata crisi del sistema bancario. La promessa in cambio di fare ripartire l’investimento pubblico non pare molto convincente, ci hanno provato anche i governi precedenti senza riuscire; inoltre, il M5S è contrario a molti di quegli investimenti.
 
 
Un aspetto non secondario della montante sfiducia è un quadro governativo in cui il premier Conte appare una figura senza peso, il ministro Tria è stato esautorato – alla stampa estera ieri ha parlato Savona in sua vece – e i due dioscuri populisti si aggirano per il Paese in campagna elettorale permanente, sparacchiando attacchi alle istituzioni europee con le quali poi dovranno negoziare le politiche di bilancio. Altro che complotto: la combinazione di politiche distruttive per il mercato e di una legge di bilancio che promette vaste distribuzioni di denaro senza copertura per spese di consumo e la compromissione dell’equilibrio del sistema pensionistico ci sta portando nel baratro. Il mercato, in questo quadro, si è mostrato fin qui fin troppo comprensivo, sembra ancora sperare che i matti possano rinsavire.
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