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Le sanzioni dell'Unione europea

Col deficit al 2,4% inevitabili le procedure d'infrazione al Patto di stabilitÓ e alle regole sul debito

Stefano Micossi 04/10/2018

Il Commissario Ue Pierre Moscovici Il Commissario Ue Pierre Moscovici Vedo ancora una certa confusione sulla possibile procedura europea per violazione da parte dell’Italia del Patto di Stabilità, provo a chiarire. In primo luogo, con il bilancio pubblico ipotizzato negli annunci sulla Nota di aggiornamento del Def (Nadef) l’Italia si troverebbe in violazione sia dell’obbiettivo di medio termine sul saldo strutturale (il cd. ‘braccio preventivo’ della procedura), sia della regola sul debito (il ‘braccio correttivo’), per la quale il rapporto tra debito pubblico e Pil deve tendere al 60% con adeguata rapidità (‘sufficiently diminishing’). Infatti, la Commissione aveva deciso in precedenza che il rispetto dell’obbiettivo di medio termine avrebbe implicato automaticamente anche il rispetto della regola del debito.
 
L’obbiettivo di medio termine viene già violato nel 2018, nel quale il governo precedente si era impegnato a misure correttive pari allo 0,3% del Pil, invece dello 0,6% calcolato sulla base della famosa ‘matrice’ della flessibilità; il dimezzamento dell’aggiustamento era stato concesso in base al ‘margine di discrezionalità’ della Commissione, pur in mancanza di ogni margine di flessibilità, senza dunque alcuna possibilità di ulteriori concessioni. Quella correzione minima è stata ignorata dal nuovo governo. Per il 2019, le raccomandazioni specifiche per l’Italia prevedono un aumento massimo della spesa pubblica primaria (cioè, senza interessi) dello 0,1%, considerato sufficiente a garantire un aggiustamento strutturale del disavanza dello 0,6% del Pil; quella raccomandazione fu adottata dal Consiglio Ecofin di luglio all’unanimità, dunque con il voto favorevole del governo italiano giallo-verde.
 
L’obbiettivo di aumento del disavanzo al 2,4% implica un peggioramento del disavanzo strutturale di quasi un punto percentuale di Pil. Inoltre, le previsioni di crescita (annunciate) della Nadef sono ritenute del tutto inattendibili, dunque con esse anche la previsione di un calo del rapporto debito/Pil. Ne derivano due conseguenze. La prima: queste cifre implicano inevitabilmente l’apertura di una procedura per violazione degli impegni del Patto di stabilità, che non può essere rinviata e arriverà subito dopo la ricezione da parte della Commissione della bozza di Legge di bilancio. La seconda: la violazione della regola sul disavanzo strutturale porta con sé anche quella della regola sul debito, e dunque la procedura che verrà aperta sarà quella per disavanzo eccessivo (articolo 126 del Trattato sul funzionamento dell’Unione), anche se il disavanzo non eccederà il 3% del Pil. Tale procedura è molto più stringente e può portare anche a severe sanzioni.
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Marco Visigalli 04/10/2018 14:18
Caro Micossi,
I numeri sono estremamente chiari, ma credo che l'apertura di una procedura d'infrazione servirÓ ad alimentare le spinte estremiste di questa compagine governativa.
Potrebbe anche essere auspicata, diventerebbe una eccellente coperta di Linus per giustificare il mancato raggiungimento delle irrealizzabili promesse elettorali.
Un cordiale saluto
Marco Visigalli