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Prodotti pensionistici europei con protezione del capitale finta

Grave infortunio nel regolamento dei Pepp al Parlamento europeo

Riccardo Sabbatini 13/09/2018

Prodotti pensionistici europei con protezione del capitale finta Prodotti pensionistici europei con protezione del capitale finta Un infortunio, o meglio, una colossale sciocchezza. Come altro definire quella contenuta nella proposta di regolamento sui Pepp (il primo prodotto paneuropeo di pensione personale) votata nei giorni scorsi dall’autorevole e serissima (fino ad oggi) commissione Econ del Parlamento europeo, quella che prepara i testi legislativi per le sedute plenarie. Ebbene è in corso da mesi, sul progetto dei Pepp, una lotta furibonda tra i diversi provider abilitati a fornire i nuovi prodotti previdenziali. Nell’opzione di investimento di default , quella considerata più sicura per i contribuenti, si confrontano le tesi degli assicuratori (abituati da sempre a fornire una garanzia vera e propria sul capitale) e quelle degli altri gestori finanziari, soprattutto i fondi di investimento, che considerano invece più efficienti metodologie di investimento costruite sulla “protezione” del capitale in cui la percentuale di asset “rischiosi” nei portafogli dei contribuenti è inversamente proporzionale alla loro età anagrafica. È una discussione non banale, che solleva anche importanti questioni collegate alla finanza comportamentale, alla vigilanza sugli intermediari, alla presenza o meno di ratios prudenziali.
 
Ebbene la commissione Econ del Parlamento europeo ha scelto salomonicamente di non prendere posizione e pertanto il testo approvato per la seduta plenaria consente di attuare l’opzione di default con tecniche di garanzia o di protezione del capitale. Già, ma che si intende per capitale? Il punto sta tutto lì. Ebbene, nell’art.2 della proposta di regolamento, quello relativo alle definizioni, è stata inserita una nozione di “capitale” che recita testualmente: “capitale significa la somma dei contributi finanziari degli iscritti e il ritorno degli investimenti su quegli stessi contributi”. Pertanto se un iscritto ha versato 100 di contributi e la performance di quegli investimenti, malauguratamente, fosse negativa del 40% allora la somma “garantita” o “protetta” al momento del pensionamento sarebbe 60. Geniale, no? Se il legislatore comunitario non si ravvede e prodotti simili fossero collocati tra i risparmiatori – ha già sottolineato qualcuno – si tratterebbe della più grave forma di misselling nella storia della finanza mondiale.
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