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La tigre (di carta?) dei dazi

Il protezionismo di Trump non paga ma attizza astio e inimicizie

Fabrizio Galimberti 07/09/2018

La tigre (di carta?) dei dazi La tigre (di carta?) dei dazi È ormai da inizio anno che infuria una guerra di dazi e tariffe che mette in pericolo l’economia mondiale. O no? Qual è il livello medio dei dazi all’import in America? Era del 5,7% nel 1996 (dati Wto), del 4,2% nel 2002, del 4% nel 2008, del 3,1% nel 2017. Un’agenzia americana – l’Office of the US Trade Representative – indica un livello ancora inferiore, l’1,7%, probabilmente perché tiene conto (cosa che non fa il Wto) di tutte quelle importazioni – sono quasi la metà – che entrano esenti da dazi.
 
Si capisce come, partendo da un livello così basso, anche un forte aumento dei dazi non influenzerebbe più di tanto né l’inflazione, né la crescita reale. È anche da sottolineare come l’aumento dei dazi è controbilanciato dal contemporaneo apprezzamento reale del dollaro. Secondo i dati della Banca dei Regolamenti Internazionali, il cambio effettivo reale della moneta americana è aumentato (minore competitività) del 9% da inizio anno. Il protezionismo, insomma, non ha pagato. Tanto rumore per niente…Ma è appunto il rumore che preoccupa. Il protezionismo sarà una tigre di carta, ma intanto preoccupa i mercati e ha ripercussioni geopolitiche, attizzando astio e inimicizie, e mettendo in pericolo quella collaborazione internazionale che è il pre-requisito per la crescita delle economie.
 
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