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Il perdurante degrado del Sud

Dal Rapporto Svimez molte conferme e poche speranze

Domenico De Masi 02/08/2018

Le vele di Scampia Le vele di Scampia Secondo lo scrupoloso indice di qualità della vita di 7 mesi fa sul Sole 24 ore, su 110 province italiane le ultime 15 sono tutte nel Sud. Secondo l'indice di efficienza appena reso noto dalla Svimez, fatto 100 il valore del Trentino Alto Adige che è la regione più efficiente, la Campania si attesta a 61, la Sardegna a 60, l'Abruzzo a 53, la Sicilia a 40, la Basilicata a 42, la Puglia a 43 e la Calabria a 39. Siamo dunque lontani dal ridurre le croniche disuguaglianze fra le due Italie, dal momento che il Pil pro-capite della Provincia Autonoma di Bolzano è di 41.000 euro mentre quello della Calabria è di 16.000 euro. Secondo il Geography Index 2016, a Milano un dipendente privato guadagna in media 34.400 euro all'anno, a Lecce 23.000.
 
Il Rapporto Svimez certifica che nel Sud, tra il 2010 e il 2018, è raddoppiato il numero di famiglie dove tutti i membri cercano un lavoro; è salito il numero di quelle senza alcun occupato e anche chi ha un'occupazione spesso è un working poor. I contratti di lavoro a termine sono aumentati del 7,5% mentre quelli a tempo indeterminato restano al palo. Gli investimenti pubblici, invece di aumentare come meriterebbe ogni area sottosviluppata, diminuiscono: tra il 2008 e il 2017 sono scesi del 7,1% al Sud, mentre sono cresciuti dello 0,5% nel resto del Paese. I diritti fondamentali sono carenti su tutta la linea: vivibilità locale, sicurezza, adeguati standard di istruzione, idoneità di servizi sanitari e di cura. Se questo è il presente, neppure le previsioni sono ottimistiche: per Svimez, nel 2019 il Pil del Centro-nord crescerà dell'1,2%, quello del Sud solo dello 0,5%.
 
Anche senza statistiche, il degrado del Sud si respira nell'aria e i 21 milioni di abitanti delle 8 regioni meridionali ne hanno già tratto le conclusioni in termini demografici e migratori: se Mussolini attribuiva al popolo di Lucania il primato della fecondità, oggi nel Sud le morti sono più delle nascite e negli ultimi 16 anni ben 1.883.000 meridionali, per buona parte giovani, hanno deciso di lasciare la propria terra per cercare altrove se non la fortuna, almeno la sopravvivenza. Pochi investimenti pubblici e privati, poche infrastrutture e fatiscenti, poco capitale sociale.
 
Inoltre, una scarsa capacità organizzativa per tutto ciò che occorre allo sviluppo equilibrato del Sud e una micidiale capacità organizzativa per tutto ciò che riguarda la criminalità: 4 efficientissime multinazionali - mafia, 'ndrangheta, sacra corona unita e camorra - gestiscono i traffici più abietti in 5 continenti accumulando ricchezze e lasciando le proprie terre nello squallore economico ed estetico. Se in passato grandi meridionali come Salvemini, Nitti o Rossi Doria furono affiancati nella loro azione meridionalista da grandi settentrionali come Vanoni e Saraceno, oggi a Sud non compaiono personalità di pari spicco e al Nord emergono minacciosi alfieri di autonomia e di razzismo.
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