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Il senso delle riforme fra Tria e Visco

Ministro e Governatore pensano a politiche molto diverse

Sergio De Nardis 11/07/2018

Il senso delle riforme fra Tria e Visco Il senso delle riforme fra Tria e Visco All’assemblea ABI è andato in scena il primo incontro-confronto tra il ministro Tria, l’anima cosiddetta assennata del governo giallo-verde, e il governatore Visco. L’analisi della situazione congiunturale sembra condivisa, almeno nel giudizio qualitativo. Vi è un rallentamento, in gran parte originato dalla frenata del commercio mondiale, che si estende al secondo trimestre. A fine luglio si conoscera' la stima anticipata Istat per aprile-giugno: gli indicatori anticipatori segnalerebbero un PIL quasi rasoterra; se così fosse, pur scontando un miglioramento dal terzo trimestre,  il ritmo della ripresa si abbasserebbe tanto nel 2018 che nel 2019 più di quanto Tria sembra, al momento, disponibile a mettere in conto. Ma al di là della valutazione della situazione corrente, è emerso uno stridore di linguaggio tra i due. Da cosa dipende? Dal differente significato attribuito dai due alla parola riforme.
 
Tria, pur in una linea di continuità nella gestione dei conti (riduzione del debito/PIL, non peggioramento del saldo strutturale, flessibilità per finanziare in deficit la disattivazione dell’IVA), per riforme intende i due capisaldi del contratto, ossia inclusione sociale (reddito di cittadinanza) e ridisegno delle imposte dirette (flat tax). A ciò aggiunge di suo una forte sottolineatura sugli investimenti pubblici (comunque presenti nel contratto). Deve, quindi, trovare risorse e contrattare con la Commissione per perseguire (quasi) esclusivamente questi obiettivi. Per Visco le riforme sono una cosa molto diversa, sono azioni volte a rafforzare l’offerta e la produttività e hanno in gran parte a che vedere con il contesto dell’attività produttiva (apertura dei mercati, pubblica amministrazione, giustizia civile, fisco non nel senso di flat tax); e non crede molto (anche se non lo dice in modo così esplicito) nell’efficacia e necessità, oggi, di politiche pubbliche volte al sostegno della domanda. Quindi a ben vedere, al di là di sorrisi e parole, c’è una bella differenza di filosofia a separare attualmente i due.
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