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E se abolissimo le elezioni...

...la cui assenza Ŕ caratteristica della Cina che Ŕ la stella dell'economia mondiale

Francesco Grillo 05/07/2018

L'assemblea nazionale del popolo cinese L'assemblea nazionale del popolo cinese È, ovviamente, una provocazione. Ma mi capita di pensarci in questi mesi nei quali viaggio tra la Cina e l'Italia e sto scrivendo un libro che dal confronto tra i due Paesi cerca di riflettere su qual è la natura della crisi - prima economica e poi politica - di quella grande idea che chiamiamo Occidente. Cina e Italia. Due casi studio estremi per capire una questione molto più ampia e, probabilmente, decisiva.
 
Da una parte, il Paese che è cresciuto più di tutti dal 1989, l'anno in cui a Berlino crollava il muro che fece la storia. E se è vero che la Cina ha, negli ultimi trent'anni, contribuito al 35% della crescita mondiale, il contributo alla riduzione della povertà globale è stato del 70%. Più recentemente, poi, i cinesi stanno superando gli americani per capacità di usare le tecnologie: producono più droni, più automobili elettriche, più pannelli solari, hanno più chilometri di alta velocità ferroviaria di tutti gli altri Paesi del mondo messi insieme. Dall'altra, un Paese fermo, che ha perso tutti i treni dell'innovazione. Nessuno è stato così lento nel Mondo e in Europa. Il numero dei poveri è raddoppiato e le diseguaglianze favoriscono i ceti meno produttivi.
 
Il paradosso è che, però, da una parte c'è non solo uno dei cinque Paesi comunisti rimasti al mondo, ma anche l'unico tra quei Paesi comunisti che non ha elezioni politiche generali. Dall'altra, una delle Nazioni che sono tra i fondatori di un ordine liberal democratico e oggi è il laboratorio di una crisi che riguarda l'intero Occidente. Il miracolo "cinese" è ovviamente pieno di contraddizioni, sfide e problemi. Ed i cinesi sono i primi a non voler "esportare" il proprio modello per non ripetere l'errore che gli americani fecero quando tentarono di "esportare" la democrazia.
 
Tuttavia, il contrasto è fortissimo e non basta ricorrere alla considerazione che i Paesi meno sviluppati tendono a crescere più di quelli sviluppati (la Cina cresce molto più e meglio dell'India, che è una democrazia) per spiegare il paradosso. Non è la democrazia ad essere diventata, improvvisamente, un freno allo sviluppo. E, tuttavia, considerare immutabili le forme della democrazia, ora che internet - come successe per l'invenzione della stampa alla fine del '400 - ha fatto saltare il monopolio delle istituzioni che avevano il controllo dell'informazione, è un errore fatale che può svuotare di senso la democrazia stessa. Forse è la questione decisiva del nostro tempo. Il resto, tutto il resto è gestione di una crisi dalla quale non riusciamo ad uscire.
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