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Stallo europeo e ipotesi sul debito

I Paesi rigoristi chiedono pi¨ vincoli, noi vogliamo allentarli

Stefano Micossi 13/04/2018

Stallo europeo e ipotesi sul debito Stallo europeo e ipotesi sul debito Il quotidiano tedesco Handelsblatt ha riferito delle preoccupazioni del Commissario Dombrovskis e del Direttore del Fondo europeo di Stabilità Regling secondo i quali il negoziato sulla riforma dell’eurozona sarebbe prossimo al collasso. Mentre non vi è ancora nessuna posizione ufficiale tedesca, in attesa che il nuovo governo organizzi i suoi lavori, pesa l’opposizione degli otto paesi ‘piccoli’ guidati dall’Olanda, i quali già in vista dell’ultimo consiglio europeo si erano dichiarati non disponibili ad accettare l’avvio dell’assicurazione europea dei depositi senza drastiche riduzioni dei crediti deteriorati e dei titoli sovrani nazionali nel bilancio delle banche. Inoltre, tali paesi chiedono l’introduzione di un meccanismo di ristrutturazione preventiva dei debiti pubblici ‘insostenibili’ come condizione per l’accesso ai finanziamenti del Fondi europeo di stabilità e si oppongono risolutamente, in mancanza di tale condizione, a ogni ruolo del Fondo stesso come prestatore di ultima istanza (backstop) del Fondo stesso a sostegno del Fondo di risoluzione delle banche.
 
Intanto, in Italia si moltiplicano le proposte per operazioni di ingegneria finanziaria sul nostro debito pubblico tese a ridurne l’ammontare nominale, senza badare troppo alle implicazioni per il rispetto delle regole europee. Qualche giorno fa l’economista Borghi della Lega aveva proposto di cancellare il debito sovrano nell’attivo della BCE. Boitani e Minenna, più di aera grillina, hanno proposto una gigantesca operazione di swap per consolidare a trent’anni il debito sovrano posseduto dalla BCE, di fatto congelandolo. E Brogi e Tancredi Bianchi hanno proposto una analoga operazione di conversione del nostro debito sovrano in nuovi titoli con cedola elevata (6%) e dunque valore nominale sotto la pari, ai tassi correnti, per sgonfiare il valore nominale del debito pubblico – senza dire che il suo valore attuale scontato non scenderebbe di un centesimo. Dunque, mentre i paesi del centro e nord Europa chiedono di stringere le viti, i nostri tecnici si affannano ad allentarle per dare più spazio ai vincitori delle elezioni per spendere o abbattere le imposte. Questa divergenza, sempre più evidente, non promette nulla di buono per la stabilità futura dello spread sui nostri titoli pubblici – anche se per ora gli investitori sembrano tranquilli.
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