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Se le banche centrali aprono alle criptovalute

Ma difficilmente gli Istituti centrali potrebbero emettere criptoasset

Andrea Battista 11/04/2018

Se le banche centrali aprono alle criptovalute Se le banche centrali aprono alle criptovalute Non c'è dubbio che l'atteggiamento delle banche centrali sarà rilevante nell'evoluzione delle criptovalute, almeno sul timing della loro eventuale affermazione. Atteggiamento di cooperazione ovvero di competizione? Questo è il dilemma. Alla fine dei conti, un importante caso particolare di una della più classiche dinamiche sociali. A questo file rouge è impostato anche il dossier di recente pubblicato dalla Banca dei Regolamenti internazionali. La risposta al quesito potrebbe sembrare naturale - competizione dura e dalla posizione del monopolista - ma non lo è affatto e per svariati motivi. Il primo è che, se le criptovalute dovessero rivelarsi un fenomeno storicamente inarrestabile, lo scontro frontale risulterebbe una posizione perdente per le banche centrali, anche gravida di conseguenze difficili da calcolare. La seconda ragione è che il fondamento delle criptovalute è una tecnologia che pochi conoscono ma tutti dichiariamo di apprezzare cioè la blockchain. Opporsi pregiudizialmente rischierebbe di essere de facto anche un’opposizione alla tecnologia. La terza motivazione è che le criptovalute o cripto asset sono un fenomeno globale, mentre le banche centrali restano un fenomeno nazionale o al più continentale. Se dunque - per queste e altre ragioni – ci sarà un’apertura ai criptoasset, è ovvio che si possa considerare l’opzione di produrre una criptovaluta in proprio. Non mancano certo risorse e competenze. Ma le barriere sono davvero significative.
 
Innanzitutto la valuta della banca centrale sarebbe cosa diversa e sortirebbe l’effetto opposto alla dinamica di decentramento per cui sono nate, ossia la centralizzazione del sistema dei pagamenti, con possibile effetto spiazzamento a tendere delle banche commerciali. Un regolatore che fa concorrenza ai suoi vigilati e’ difficile da concepire e avrebbe conseguenze difficili da stimare ex ante.  In termini di supporto alla digitalizzazione dei pagamenti, l’utilità di una valuta digitale emessa dalla banca centrale sarebbe dubbia. Le difficoltà che vi sono nel rendere cashless la nostra società trova origine in bisogni e fattori culturali, non nella mancanza di una tecnologia affidabile. Vi sono infine le barriere istituzionali, che ad esempio in un’area valutaria come l’Euro sarebbero quasi insormontabili, almeno nel breve e medio termine. Se dunque è difficile sia immaginare una via autonoma alle valute digitali che il conflitto frontale, la sfida è individuare una terza via, fatta di assenza di pregiudizi, di stringente monitoraggio, di tutela degli investitori, di intervento nel dibattito pubblico e di eventuale sperimentazione. Forse non è molto ma è concreto e necessario.
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