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Giovani e anziani in cerca di lavoro

Gli ultimi dati sull'occupazione

Pia Saraceno 06/04/2018

Operai in catena di montaggio Operai in catena di montaggio Il numero di occupati a febbraio è salito leggermente, ma è una piccola oscillazione attorno ad un livello sostanzialmente invariato dal luglio 2017. Il consolidarsi della ripresa non ha trascinato il mercato del lavoro, forse perché stimoli ed incentivi avevano già anticipato i tempi di adeguamento delle forze lavoro da parte delle imprese più dinamiche.  Nell'ultimo mese però tornano ad aumentare gli occupati permanenti (seppure in misura non sufficiente a recuperare i livelli dell’anno scorso): ancora una volta si può pensare che questo sia  stato determinato dall'influenza delle politiche più che dal rafforzarsi del  ciclo. Sono infatti entrati in vigore, con un paio di mesi di ritardo, gli sgravi contributivi per i giovani con meno di 34 anni che potrebbero d’ora in poi fermare l’aumento dei contratti a termine, anche perché il Jobs Act garantisce comunque margini di flessibilità per i nuovi assunti. Ci vorrà del tempo per verificare se le modifiche stabilmente introdotte nelle aliquote contributive per i neo assunti  giovani avranno un impatto non solo sulle strutture contrattuali, ma anche sui loro livelli occupazionali. Il numero di occupati con meno di 35 anni è  infatti da almeno tre anni sostanzialmente congelato sui valori minimi raggiunti nel 2014.
 
In termini assoluti tutto il recupero dell’occupazione verificatosi negli ultimi 4 anni è ascrivibile alla maggiore numerosità degli anziani, mentre pressoché tutta la riduzione del numero dei disoccupati, è imputabile alla riduzione della numerosità della popolazione in età giovane. La fine della crisi ha  solo fermato l’emorragia di giovani sul mercato del lavoro e non si è tradotta in un aumento nel loro tasso di partecipazione alle forze di lavoro. Negli ultimi mesi, con la fine della fase più positiva del mercato del lavoro, sembrano emergere tuttavia con maggiore intensità le problematiche dei lavoratori più anziani (50-64) il cui tasso di disoccupazione è in costante aumento: in un anno è cresciuto di due decimi, e raddoppiatosi dal 2010. Si tratta di 550mila disoccupati (contro gli 1,35 milioni di chi ha meno di 34 anni) ma con problematiche molto differenti da quelle delle fasce più giovani. Il nuovo Governo dovrà affrontarle rapidamente: molto si è parlato in campagna elettorale di abolizione della legge Fornero e di reddito di cittadinanza, poco di politiche del lavoro mirate per le due grandi categorie dei disoccupati: i giovani che non riescono ad entrare sul mercato del lavoro, i giovani anziani che non hanno più le qualifiche richieste dal mercato del lavoro.
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