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Elezioni e calma dei mercati

PerchÚ gli investitori internazionali sembrano non temere l'esito delle urne

Andrea Battista 02/03/2018

Elezioni e calma dei mercati Elezioni e calma dei mercati L'evidenza fattuale e numerica  - spread in primis e improvvida dichiarazione di Juncker a parte - è piuttosto univoca: il mondo non è preoccupato dell'esito delle elezioni. Se pensiamo all’immediato post referendum del 4 dicembre 2017, chi l'avrebbe detto? Proviamo ad azzardare qualche spiegazione. Le cause della stabilità oggi, divengono domani condizioni da rispettare affinché la situazione di relativa tranquillità permanga. Cosa interessa in fondo ai nostri creditori esteri, agli investitori e più in generale ai partner dell’Italia?  Interessa che il debito sia posto su un sentiero di sostenibilità senza creare tensioni all'euro. Se poi il Paese diventa più povero e politicamente meno influente, il problema è essenzialmente nostro. Se questo è l’interesse di fondo dei creditori e dei partner internazionali, le potenziali motivazioni della calma sui mercati non sono ovvie. Senza governo altri paesi hanno fatto bene, dice qualcuno. Non convince però che l'assenza di un governo possa essere positiva nel caso italiano: un debito come il nostro non si presidia senza un governo, – pensiamo alla gestione delle clausole di salvaguardia IVA. Non convince neanche l’ipotesi della sopravvenuta irrilevanza dell'Italia. La nostra dimensione relativa –  dell’economia e del debito  - ha già dimostrato di poter mettere a rischio l’Ue. Non è particolarmente robusta neanche l'idea che i movimenti populisti abbiano relativamente poche chance di  governare. L'incertezza è massima quando i contendenti sono tra loro vicini in termini di consenso, i sondaggi - lo abbiamo visto più volte - possono fallire per motivi strutturali (non per colpa dei sondaggisti) e per dinamiche post elettorali –  campagne acquisti e salita sul carro del vincitore –imprevedibili.
 
In questo quadro, le spiegazioni più convincenti sono  a mio avviso altre. E’ molto rilevante  aver messo  fuori dalla propaganda elettorale l’uscita dall’euro, cioè l’evento di massima preoccupazione in Europa. Le promesse più costose dei programmi elettorali sono poco credibili e non pesano nella formazione delle aspettative. Anche la continuità di governo non è secondaria. Sino a che il nuovo esecutivo non entrerà in carica, opera legittimamente il governo attuale. Last but not least, il ruolo del Presidente della Repubblica. Oltre alla fiducia che riscuote Mattarella, la funzione della Presidenza è disegnata nella Costituzione come un potere elastico, che dilata fisiologicamente la sua influenza quando necessario, per individuare soluzioni flessibili nei limiti costituzionali. In sintesi, il mix di bassa severity per l’Europa degli eventi possibili, la continuità di governo e il ruolo del Capo dello Stato hanno tenuto tranquilli  nella fase preelettorale i mercati che probabilmente vi rimarranno se il dopo elezioni manterrà, mutatis mutandis, queste condizioni.
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