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Wall Street, l'Europa e noi

L'instabilitÓ finanziaria piomba sulla campagna elettorale

Danebola 06/02/2018

Wall Street, l'Europa e noi Wall Street, l'Europa e noi Nel pieno della campagna elettorale si riaccende l′instabilità finanziaria internazionale. Nel giorno in cui i banchieri centrali parlano (il neo presidente della Fed Powell nel suo primo giorno di incarico e Draghi di fronte al Parlamento europeo) le borse cadono. Prima Wall Street e poi, sulla scia americana, l′Asia e l′Europa. Che sta succedendo? Gli investitori temono che l'inflazione, la grande assente della ripresa, stia per accelerare e che ciò spinga le banche centrali a stringere prima e più del previsto, drenando il mare di liquidità su cui i mercati finanziari hanno finora galleggiato. Questo è evidente negli Usa, dove i dati recenti indicano salari in apprezzabile aumento, mentre la riforma Trump aggiungerà pressione sull'economia. Tutto ciò può indurre la Fed a portare via la brocca del punch che ha allietato il party? Powell non si è sbilanciato, ma è quel che i mercati temono.
 
Diversa è la situazione in Europa, dove la ripresa è cominciata con ritardo e persistono ancora ampi margini di risorse inutilizzate, eccetto però che in un Paese. In Germania il tasso di disoccupazione è a minimi storici e il sindacato metalmeccanico IG Metall avanza richieste di significativi aumenti salariali. Segno che le condizioni del mercato del lavoro si fanno tese. Se l'economia tedesca cominciasse a surriscaldarsi (con un'inflazione sopra al 2%) sarebbe un bene per la zona euro perché ciò faciliterebbe il riequilibrio competitivo intra-area e l'azione della Bce nel perseguimento dell'obiettivo del 2%. Il problema è che questa non è la visione tedesca. In caso di surriscaldamento aumenterebbero fortemente le pressioni di Berlino su Francoforte per il veloce ritiro dello stimolo monetario. Draghi non ha naturalmente accennato a questa eventualità, ribadendo l'impostazione Bce della politica espansiva, ma il timore è giustificato. Tutto questo mette a rischio la ripresa? Per ora si direbbe di no, le forze dell'espansione dell'economia reale appaiono solide e diffuse. Però una fase di volatilità finanziaria si sta aprendo; occorre un'accorta e indipendente gestione dei banchieri centrali per evitare deragliamenti. Le implicazioni della nuova fase per il nostro paese sono chiare: l′incertezza politica, alimentata dai fantasmagorici programmi elettorali di vari partiti, potrebbe operare come un pericoloso amplificatore per l′economia italiana di una crisi finanziaria di origine internazionale. 
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