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I demagoghi contro la riforma Fornero

Da destra ai Cinquestelle, molti promettono di rimettere mano alle pensioni

Riccardo Illy 09/01/2018

Elsa Fornero Elsa Fornero In vista delle elezioni si sprecano le promesse mirabolanti caratterizzate da costi elevatissimi certi, effetti economici tutti da verificare e coperture finanziarie per lo più inesistenti. Fra queste la promessa di (contro)riformare la legge Fornero trova sostenitori a destra, a sinistra e in alto, tra le stelle… Il punto nodale che vecchi e neo demagoghi vorrebbero cambiare è soprattutto l’indicizzazione dell’età di pensionamento, che non fa altro che adeguare periodicamente il momento nel quale si può andare in pensione all’aumento della vita attesa e della sua qualità.
 
Premesso che l’allungamento della vita attesa è un fenomeno in atto da decenni (che i demografi ritengono continuerà ancora a lungo) e che le condizioni psico-fisiche delle persone oggi, a parità di età rispetto a 50 anni fa, sono nettamente migliorate - consentendo loro di lavorare per un periodo più lungo - l’indicizzazione dell’età di pensionamento era la primaria soluzione al problema dell’aumento dell’incidenza dei costi della previdenza sui conti pubblici. Il che significava far pagare il costo eccedente della previdenza o ad altri contribuenti nel presente, o a tutti (lavoratori dipendenti compresi) nel futuro; ciò che è successo negli ultimi decenni, fino a raggiungere il limite della insostenibilità.
 
Volendo invece mantenere la sostenibilità intrinseca lavoro/previdenza che la riforma Fornero ha realizzato in modo completo, le soluzioni alternative all’indicizzazione dell’età di pensionamento sono due: aumentare gli oneri previdenziali per coprire i maggiori costi generati dalla maggiore vita attesa o ridurre le prestazioni previdenziali, ovvero liquidare per più anni importi più piccoli, lasciando invariato l’importo complessivo. La prima soluzione farebbe aumentare il costo del lavoro, rischiando di mandarci fuori mercato, la seconda comporterebbe il rischio povertà per i futuri pensionati delle fasce di reddito più basse. In conclusione, non esistono pasti gratis nemmeno nella previdenza; tornare indietro sulle riforme che ci vedono adesso eccellere fra i paesi sviluppati significherebbe trasferire il maggior costo o nello spazio o nel tempo.
 
Teniamoci dunque la riforma Fornero che ad alcuni potrà sembrare il male minore, ma che in realtà rappresenta un esempio di giustizia sociale intergenerazionale. Forme migliorative della riforma potrebbero essere progettate, con un po’ di creatività, introducendo sistemi di riduzione progressiva delle aliquote previdenziali superata una certa età, facendo beneficiare il lavoratore del risparmio. Fino ad arrivare all’azzeramento dei contributi previdenziali, che verrebbero trasformati in retribuzione, per i lavoratori che raggiungano l’età di pensionamento ma che in accordo con il datore di lavoro desiderino continuare a lavorare. Ci guadagnerebbero lo Stato e i lavoratori; ci rimetterebbero i giovani per la minore “liberazione” di posti di lavoro? In pratica no, perché quasi mai le competenze dei pensionandi e dei giovani in cerca di lavoro coincidono.
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