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Il problema delle pensioni

Spendiamo il 16,3% del Pil contro il 10,1% della Germania

Francesco Grillo 19/12/2017

Matteo Renzi. Sullo sfondo Luigi Di Maio Matteo Renzi. Sullo sfondo Luigi Di Maio Non è stata una buona idea reagire – come al solito - alla provocazione di Di Maio sulle pensioni limitandosi a definirla una “follia”, come ha fatto Renzi. Certo mancava all’idea del M5S un ragionamento analitico, ancora più errato è pensare di impiegare ciò che si risparmierebbe con una mano (“pensioni d’oro”), in un aumento della spesa in pensioni con l’altra  (abolendo la Fornero). Eppure Di Maio tocca un punto importante, che può cambiare il Paese e una campagna elettorale addormentata. E non vi è dubbio che i risparmi possibili sulle pensioni siano molto più grandi di quelli che indica Di Maio. Dopo 25 anni dalla prima delle 7 riforme “lacrime e sangue” sulle pensioni, l’Italia è, secondo l’Ocse e l’Inps, ancora il Paese occidentale con la più elevata spesa in pensioni sul Pil: 16,3%. Basterebbe allinearsi alla Germania che spende il 10,1%, – non a Cina o India, ma ad un Paese con un welfare più sviluppato del nostro e la stessa struttura demografica – per avere un risparmio teorico di 90 miliardi l’anno. Considerando solo la metà, da raggiungere in una legislatura, potremmo ottenere molto di più di quanto indicato dal “prudente” Di Maio: risorse sufficienti per tagliare il debito pubblico innescando altri circoli virtuosi o, più realisticamente, rifondare il sistema delle protezioni che oggi produce iniquità generazionali formidabili.
 
Bisognerebbe ricalcolare per tutti ciò che spetta sulla base dei contributi versati e tagliare le parti eccedenti, integrando i redditi per coloro che sono in difficoltà a prescindere dalla precedente posizione lavorativa. E fare un chiarimento serio sui “diritti acquisiti” perché nessuno è riuscito mai a spiegare come mai sono “acquisiti” i diritti di chi ha lasciato il lavoro e non quelli di chi lavora e deve accettare cambiamenti continui delle regole del gioco. In pensioni (che sono tecnicamente un sussidio a chi non lavora più) l’Italia spende più di quattro volte quello che investe nella formazione di chi nel mondo del lavoro deve entrare. In nessun altro Paese europeo questo rapporto raggiunge il 3. Un Paese così non ha letteralmente futuro e secondo la nota che accompagna la prossima finanziaria, nel 2040 arriveremo a spendere per il passato sei volte di più di quello che investiamo nel capitale umano, unica possibile benzina di un Paese senza petrolio. È su questo che si gioca la possibilità di cambiare, senza passare il cerino (candelotto di dinamite) ai nostri figli.
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claudio orlandini 26/12/2017 14:53
Buongiorno,

ho letto l'articolo di Francesco Grillo del 20/12/2017 relativo alle pensioni. Credo di non sbagliare se dico che i dati riportati nell'articolo sono errati (e mi piacerebbe sapere per quale ragione), si seguita a confrontare i dati dell'Italia con quelli di altri paesi europei senza sottolineare che in quei paesi il rapporto PIL/pensioni viene effettuato sul netto delle pensioni, mentre in Italia si seguita ad effettuare il rapporto sul lordo delle pensioni; se effettivamente si togliessero dal calcolo i quasi 50 miliardi di Ç di tasse che i pensionati pagano (soldi che vengono tolti all'origine) e si togliessero i milioni di euro per l'assistenza si vedrebbe che la previdenza e quindi le pensioni sono perfettamente in linea con i paesi europei o addirittura meglio.

Spero in una Vostra precisazione.
francesco grillo 09/01/2018 14:30
Grazie al lettore del commento e davvero incoraggio lui e tutti ad alimentare un dibattito che Ŕ essenziale e spesso ignora un confronto (sereno) sui numeri.
Dunque

a) sulla questione tasse
il confronto che io cito ha come fonti l'OECD (pensions at glance) e il rapporto della stessa INPS (pagina 268)
e tuttavia per essere ulteriormente sicuri di confrontare pere e pere si pu˛ limitare l'analisi tra le voci del bilancio dello Stato (fonte Ragioneria Generale)
in questo caso siamo sicuri che le tasse sono trattate nella stessa maniera (voci al lordo delle stesse) per pensioni e per educazione (spesa fatta massimamente di stipendi di docenti e insegnanti)
ebbene il rapporto tra le due voci Ŕ pari a 4,1 e secondo la nota al DPEF Ŕ destinata a salire a 6 nel 2040
non c'Ŕ nessun altro Paese europeo dove tale rapporto raggiunge il 3: mi sembra che questo sia uno dei numeri pi¨ importanti nel descrivere la crisi italiana

b) la questione (vecchia) dell'assistenza insieme alle pensioni
ha ragione ed Ŕ proprio il punto che faccio io
in altri Paesi ci sono forme universali di assistenza che non si chiamano pensione.. in Italia ci sono pensioni (quelle ad esempio di reversibilitÓ) che servono a fare assistenza che per˛ discriminano le persone a secondo della condizione lavorativa del beneficiario o del coniuge a cui Ŕ sopravvissuto
ci˛ Ŕ iniquo.. va corretto attraverso un ridisegno del WELFARE ed Ŕ esattamente la mia tesi

Grazie comunque