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Partiti 'innovatori' e chiusure domenicali

La proposta di Di Maio non tiene conto dei consumatori e della Costituzione á á

Riccardo Illy 19/12/2017

Partiti 'innovatori' e chiusure domenicali Partiti 'innovatori' e chiusure domenicali La scarsità di argomenti elettorali di alcuni partiti sedicenti innovatori li ha indotti a rispolverare, in vista del confronto elettorale, un tema che molti speravano morto e sepolto; l’obbligo di chiusura domenicale dei negozi. Alcuni commentatori, evidentemente incantati dai contenuti innovativi della proposta, si sono prodigati in analisi sociali e religiose (il diritto al riposo domenicale dei lavoratori/fedeli), di politica comparata (anche altri Stati occidentali contemplano simili divieti) ed economiche (il gioco è a somma zero sia per le vendite sia per l’occupazione). È strano che nessun osservatore e nessun politico abbia affrontato la questione sotto questi altri tre punti di vista. Primo: l’interesse degli acquirenti o consumatori o cittadini, sono le stesse persone e sono molti più dei commercianti e anche dei loro dipendenti, comunque tutelati dalle leggi e dagli accordi sindacali. Considerato l’afflusso di acquirenti nei negozi nelle giornate festive si potrebbe intuire che ne gradiscano l’apertura. Secondo: la nascita e lo sviluppo geometrico, negli ultimi 10 anni, dell’e-commerce. Che senso avrebbe vietare l’apertura dei negozi quando ormai si può ordinare di tutto su internet, con consegne sempre più spesso garantite in poche ore. L’obbligo di chiusura per il commercio fisso costituirebbe un rafforzamento della posizione competitiva, che molti commercianti già considerano sleale, del commercio digitale.
 
Last but not least: la Costituzione italiana, che prevede l’uguaglianza di tutte le persone, fisiche e giuridiche, di fronte alla legge. Un divieto di esercitare l’attività di impresa che riguardi solo una categoria, quella dei commercianti, mentre artigiani, industriali, professionisti potrebbero continuare a svolgerla, puzza molto di incostituzionale. E il fatto che nessuno abbia sollevato questo tema in passato non significa nulla; il clima consociativo di allora ha impedito che i principi costituzionali venissero invocati, facendo chiarezza una volta per tutte. Speriamo che i grandi fustigatori dei partiti che a parole vorrebbero rivoluzionare l’Italia, di fronte ai tanti concreti problemi che affliggono il nostro paese, sapranno trovare altre proposte più efficaci e innovative da presentare nel loro programma elettorale.
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